Leone XIV e Mario Draghi: due messaggi all’Unione Europea

8

Ci sono coincidenze che fanno riflettere, come gli interventi, lo stesso giorno giovedì 14 maggio,  di papa Leone XIV all’Università La Sapienza a Roma e quello di Mario Draghi in occasione della consegna del premio Carlo Magno ad Aquisgrana.

Discorsi pronunciati in due contesti diversi da voci autorevoli per ruolo e carisma, ma entrambi segnati da forti preoccupazioni sul futuro del mondo e dell’Europa e entrambi confrontati al tema della sicurezza e alla spesa militare.

A Roma il papa, dopo aver ripetuto il grido dei suoi predecessori: “mai più guerra, così consonante al ripudio della guerra sancito nella Costituzione italiana”, ha proseguito ricordando che “nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”.

Ad Aquisgrana Mario Draghi è ritornato, rincarando la dose di inquietudine sul futuro dell’Europa già espressa in più occasioni, fin dal suo Rapporto del 2024, sui pericoli che corre l’Unione Europea, aggiornando la mappa dei pericoli che incombono. Tra questi, l’ormai evidente distanza che separa le due sponde dell’Atlantico, la minaccia dell’invasività cinese sui mercati mondiali e la perdurante ostilità della Russia. Forse la novità più grande dell’analisi di Draghi riguarda la profonda rottura dell’alleanza con gli Stati Uniti e il richiamo all’UE perché sia più “assertiva” con Donald Trump e affronti “sola e insieme” le sfide che le si aprono davanti.

Tra queste, prende un rilievo crescente quello della sicurezza e della difesa, un tema trascurato da anni e oggi in fase di ripresa con “cambiamenti importanti già in corso. L’Europa ha compiuto la sua scelta strategica più importante degli ultimi decenni: investire nella difesa. Entro la fine di questo decennio, la sola Germania spenderà approssimativamente quanto la Russia spende oggi per la sua economia di guerra”.

Queste considerazioni inducono Draghi, dopo aver aggiornato da 800 miliardi di euro a 1200 all’anno le risorse necessarie per i futuri investimenti europei, a considerare che

spesa militare possa essere per l’Europa “un’opportunità enorme. Assumersi maggiori responsabilità per la nostra difesa significa anche ricostruire la base industriale e tecnologica da cui essa dipende. La spesa europea in ricerca e sviluppo militare è appena un decimo di quella americana. I governi europei spendono tra 40 e 70 miliardi di euro l’anno in armi americane…”.

Molto più complessi nell’analisi sono naturalmente i due discorsi, qui appena sfiorati, entrambi meritano di essere letti nella loro integralità e valutati nei rispettivi contesti e con riferimento al diverso profilo di chi li ha pronunciati, magari accompagnati da una lettura complementare.

Quella del discorso che un altro papa, Francesco, tenne ad Aquisgrana il 6 maggio del 2016.

Già dieci anni fa papa Francesco, pensando in particolare ai giovani, come Leone XIV a La Sapienza, invitava a promuovere “una cultura che privilegi il dialogo come forma di incontro… La pace sarà duratura nella misura in cui armiamo i nostri figli con le armi del dialogo, insegniamo loro la buona battaglia dell’incontro e della negoziazione. In tal modo potremo lasciare loro in eredità una cultura che sappia delineare strategie non di morte ma di vita, non di esclusione ma di integrazione”.

Per l’Unione Europea, da Roma e Aquisgrana, due visioni di futuro a confronto, due riferimenti alle armi, non le stesse per le future battaglie che ci attendono.

Articolo precedentePovertà ed esclusione sociale: ancora 92 milioni di europei vulnerabili
Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here