In un panorama globale segnato da profonde incertezze, il 2026 pone al centro dell’agenda internazionale il tema della convivenza, ricordandoci che salvare le future generazioni dal flagello della guerra è stata la motivazione principale per la creazione delle Nazioni Unite, i cui fondatori hanno vissuto sulla propria pelle la devastazione di due conflitti mondiali.
Fin dalla sua nascita, l’ONU è stata chiamata a impedire che le controversie degenerassero in scontro armato e a favorire il ripristino della stabilità nelle aree colpite. In questo scenario, vivere insieme in pace emerge come un compito urgente e pratico, che trova il suo simbolo nella Giornata Internazionale della Convivenza in Pace, celebrata il 16 maggio.
Questa ricorrenza rappresenta un momento fondamentale per ribadire, riprendendo il pensiero del sociologo Johan Galtung, che la vera pace non è semplicemente il silenzio delle armi, ma un percorso dinamico e partecipativo fondato sulla fiducia e sul dialogo. È attraverso questo scambio che le società risanano le relazioni danneggiate e allentano le tensioni, permettendo alle attività di peacebuilding di radicarsi per prevenire il ritorno delle ostilità. Questo sforzo costante è essenziale per proteggere la dignità di ogni individuo e contrastare attivamente l’odio e la discriminazione che minacciano la coesione sociale.
La sfida è dunque quella di trasformare la pace in una pratica quotidiana che coinvolga scuole, quartieri e istituzioni, affinché l’inclusione e il rispetto reciproco non rimangano ideali astratti, ma diventino gli strumenti concreti per riparare i legami sociali e garantire un futuro di autentica riconciliazione.
Per saperne di più: International Day of Living Together in Peace, 16 May













