Le prospettive europee dei Balcani

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Come annunciato negli ultimi mesi e ripreso in particolare come impegno politico dalla Presidenza bulgara del Consiglio dei Ministri, la Commissione ha presentato il 6 febbraio scorso la nuova strategia dell’Unione Europea verso i Balcani occidentali. Era infatti da molto tempo che, al di là di puntuali note sull’evoluzione dei principali temi di cooperazione, l’UE non metteva in luce gli obiettivi politici a lunga scadenza con i Paesi dell’area (Albania, Bosnia Erzegovina, Macedonia, Montenegro, Serbia e Kosovo).
La stretegia, raccolta in un breve documento intitolato “Una prospettiva di allargamento credibile e un maggior impegno dell’UE per i Balcani occidentali”, apre, con le dovute precauzioni, uno spiraglio di futuro nell’Unione Europea e indica persino una possibile data per due dei Paesi coinvolti, Serbia e Montenegro, già abbastanza avanti nel processo negoziale di adesione : il 2025.
Si tratta di una strategia che non ignora il recente passato di guerre e divisioni, di mai sopiti conflitti etnici e religiosi, di persistenti difficoltà di dialogo e di pacifiche relazione fra i vari Paesi. La riconcialiazione è infatti il filo conduttore per proseguire nel processo di avvicinamento all’Unione Europea e, su questa base, la Commissione individua gli obiettivi che i vari Paesi dovranno mettere in modo prioritario nella loro agenda politica : Stato di diritto, rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, indipendenza del sistema giudiziario, lotta alla corruzione, riforma della pubblica amministrazione, sviluppo socio economico e rafforzamento della cooperazione regionale.
Dal canto suo, l’Unione Europea rafforzerà, oltre che da un punto di vista finanziario la sua cooperazione con iniziative di interesse comune e volte ad una maggiore integrazione regionale : cooperazione nel campo della sicurezza e delle migrazioni, espansione delle infrastrutture di trasporto e unione energetica, dispiegamento della banda larga in tutta la regione e sviluppo di competenze digitali nelle Amministrazioni pubbliche.
Non sarà certo un percorso facile per nessuno. L’Unione Europea sta vivendo infatti, da un punto di vista dell’integrazione politica, uno dei periodi più sensibili e delicati della sua storia : é in pieno negoziato per l’uscita di uno dei suoi Stati membri ; è attraversata da scossoni populisti, da scetticismi e pessimismi sempre più preoccupanti fra i cittadini europei ; si affacciano inquietanti interrogativi sulla tenuta democratica in alcuni Stati membri e in particolare in quelli dell’Europa orientale, Polonia in testa ; il processo di integrazione politica soffre per una evidente mancanza di solidarietà fra Stati membri e per malcelati desideri di ritono a sovranità nazionali ; il processo decisionale interno delle Istituzioni europee non riesce a superare, per alcune e decisive politiche, il ricorso al voto all’unanimità.
Per quanto riguarda i Paesi dei Balcani, le fragilità non mancano di certo e la strada per soddisfare i criteri di avvicinamento all’Unione richiede tanto coraggio politico. La situazione più delicata ed emblematica è quella rappresentata dal Kosovo, Paese non riconosciuto da cinque Stati membri e che solleva fantasmi di indipendentismo attraverso l’Europa. Eppure il percorso verso l’adesione dovrà passare anche attraverso una pace duratura e condivisa nella regione.
Nel presentare la sua strategia la Commissione europea ha ricordato quanto i Balcani siano importanti per la stabilità, la sicurezza e il futuro dell’Europa, definendo la regione “un’enclave attorniata dall’Unione Europea”. In proposito, non va infatti dimenticato che, proprio quella regione ai nostri immediati confini orientali, è oggi più che mai oggetto di interesse e di influenza politica ed economica da parte di Russia, Turchia e Cina.

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