La transizione socio economica delle regioni carbonifere europee

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Nel mese di ottobre il Comitato Europeo delle Regioni (CdR)   ha discusso del cambiamento strutturale e socioeconomico delle regioni carbonifere europee. Il CdR ha elaborato, in proposito, un questionario, per raccogliere, nelle regioni interessate, le opinioni relative alle norme sugli aiuti di stato nonché le proposte per affrontare in modo migliore le sfide che le regioni stesse devono affrontare a livello locale e regionale.

Le regioni carbonifere dovranno presto abbandonare la loro produzione di carbone, in modo da poter raggiungere gli obiettivi della politica climatica europea. L’UE è consapevole che questo significherà la perdita di numerosi posti di lavoro, nonché ingenti investimenti per accompagnare la transizione verso un’economia verde.

La maggior parte di coloro che hanno risposto al questionario, pensa che le attuali regole degli aiuti di stato siano insufficienti ad affrontare gli enormi cambiamenti strutturali, economici e sociali che si dovranno affrontare a livello locale. Tali aiuti dovrebbero infatti estendersi, accompagnare ed incentivare gli investimenti e l’insediamento di nuove imprese e compensare in tal modo la perdita di occupazione e di posti di lavoro.   

Inoltre gli aiuti dovrebbero supportare in maniera più valida gli investimenti in energie alternative, come l’efficienza energetica nell’edificazione, l’investimento in nuove tecnologie e il riciclo e riuso dei rifiuti domestici.

Il questionario mette inoltre in evidenza la richiesta di una maggiore attenzione a tutti i possibili effetti del processo di decarbonizzazione di una regione, con tutte le ricadute che questo processo puo’ generare nel tempo, in particolare in termini di competitività, di declino industriale ed economico e di degrado sociale.  In questa prospettiva, sarebbe necessario rivedere i parametri odierni per gli aiuti di stato, quali ad esempio il PIL o l’estensione degli aiuti ad imprese più grandi o a nuovi settori.

Le regioni coinvolte si trovano in particolare nei sette Paesi seguenti : Bulgaria, Repubblica ceca, Germania, Polonia, Romania, Slovacchia e Spagna.

Per saperne di più: il comunicato del CdR, il testo del report

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