La situazione sociale dell’Ue in crisi

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La recessione non ha ancora dispiegato appieno le sue conseguenze sociali in Europa, mentre la disoccupazione continua ad aumentare ponendo in situazione di particolare rischio i lavoratori edili, dell’industria manifatturiera e i giovani che dovrebbero accedere al mercato del lavoro. Anche i sistemi di protezione sociale faticano in molti Stati membri dell’UE a reggere l’impatto della crisi con il risultato che molte persone escluse dal mercato del lavoro non riescono ad accedere ad alcuna copertura economica. àˆ quanto emerge dal Social Situation Report, redatto da Eurostat e pubblicato dalla Commissione Europea.
Nel lungo termine, poi, le conseguenze della recessione dipenderanno dalla velocità   della ripresa: se essa procederà   lentamente (ad esempio per una contrazione della domanda a sua volta legata alla scarsa disponibilità   di reddito delle famiglie e ad un difficile accesso al credito) si creerà   una situazione di disoccupazione di lunga durata che rischia di colpire soprattutto i giovani, con conseguente diffusione del rischio di esclusione e di «caduta in povertà  » di ampi strati di popolazione. I governi nazionali e le istituzioni comunitarie, osserva il Rapporto, sono quindi chiamati ad esercitare azioni di prevenzione garantendo sussidi di disoccupazione, promuovendo politiche attive del lavoro e attuando uno stretto monitoraggio delle politiche di bilancio.
Un altro rischio su cui il Rapporto attira l’attenzione è quello legato ai danni che possono subire i sistemi di welfare in caso di tagli alla spesa pubblica che investano, ad esempio, i servizi educativi, l’assistenza all’infanzia, i servizi sanitari.
La questione della casa ha un ruolo cruciale: sono alti sia i costi di acquisto di una casa sia i costi di mantenimento e questo ha conseguenze ad un doppio livello. In primo luogo la crisi del mercato immobiliare: le case non si comprano e non si vendono, quindi non si costruiscono e questo determina la perdita di molti posti di lavoro nel settore edile. Inoltre, se è vero che la maggioranza degli europei vive in una casa di proprietà   è anche vero che i costi che devono essere sostenuti per il mantenimento di una casa sono molto elevati: in media gli europei spendono per l’alloggio un quinto del loro reddito disponibile. Gli affitti e i pagamenti a rimborso dei mutui ipotecari rappresentano solo il 30% dei costi totali per l’alloggio nell’UE, mentre il restante 70% è costituito da spese per riparazioni, manutenzione e combustibile. L’impatto di questi costi sul reddito disponibile è molto pesante, soprattutto per le famiglie a basso reddito che vedono ridursi drasticamente il proprio potere d’acquisto, fino ad arrivare in alcuni casi al limite della soglia di povertà  .
Insieme al Social Situation Report è stata pubblicata anche un’indagine Eurobarometro sul clima sociale nell’UE, che indaga la percezione della situazione personale, della situazione generale e dei temi della protezione e dell’inclusione sociale. La maggior parte degli intervistati si dice soddisfatta della propria situazione personale e ottimista rispetto alle prospettive che, sempre a livello personale, si delineano per i prossimi mesi. Per quanto riguarda la situazione generale, invece, i cittadini europei sono in media piuttosto scontenti del modo in cui sono gestite le loro amministrazioni pubbliche (-1,2 punti). In tutti i Paesi, tranne il Lussemburgo, i cittadini ritengono che il quadro sia peggiorato nell’ultimo quinquennio e che continuerà   a peggiorare. Per quanto riguarda le politiche pubbliche, i cittadini europei si sono dichiarati soddisfatti dei servizi sanitari con punte di soddisfazione elevata in Belgio, nei Paesi Bassi e in Lussemburgo e livelli di insoddisfazione elevati in Bulgaria, Grecia e Romania.
In particolare, gli europei sono estremamente insoddisfatti del modo in cui nel loro Paese si affronta il problema delle diseguaglianze e della povertà  . Anche su questo punto solo gli intervistati del Lussemburgo e dei Paesi Bassi hanno espresso un parere positivo, mentre quelli della Lettonia e dell’Ungheria hanno espresso il maggior grado di insoddisfazione.
L’Italia mostra un livello di soddisfazione personale lievemente positivo (+1,1), un dato leggermente negativo nella valutazione dell’inclusione e della protezione sociale (-1,8) e molto negativo invece rispetto alla situazione generale (-4,1). Nel complesso emerge un livello di insoddisfazione degli italiani (-1,9) più elevato della media europea (+0,7), con una particolare insoddisfazione nel giudizio sul funzionamento dell’amministrazione pubblica (-3,2 rispetto a una media europea di -1,2).

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