La nuova Italia della «pulizia etnica»

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Probabilmente non è un caso se il Paese più «fermo» dell’UE, come indica la maggior parte dei dati economico-sociali, sfoga i suoi fallimenti e le sue frustrazioni contro i diversi, gli «ultimi». Quasi come se nell’individuazione di un «nemico» si cercasse un’identità   perduta e nel colpire gli «ultimi» ci si illudesse di sentirsi «meno ultimi». Quel che emerge, nell’imbarazzante Italia odierna della «caccia allo straniero» e dei pogrom contro i rom, è una preoccupante regressione culturale nell’Anno europeo del dialogo interculturale. I vari «imprenditori politico-mediatici del razzismo e della xenofobia» hanno buon gioco in un tessuto sociale sempre più sfilacciato e diviso, tra nord e sud, tra ricchi e poveri, tra autoctoni e stranieri, tra «furbi» e onesti, dove il valore sociale fondante della solidarietà   è sopraffatto dalle «libertà  » particolari e individuali del «si salvi chi pu಻.
La deriva securitaria, annunciata dalle politiche e già   in corso con il «fai da te» delle ronde e delle spedizioni punitive, altro non è che sintomo di estrema debolezza. La ricerca del capro espiatorio, rappresentato dai rom, dai rumeni o dagli stranieri di turno, assume un patetico valore salvifico per un Paese caratterizzato dall’illegalità   dilagante delle italianissime organizzazioni criminali, dell’evasione fiscale, delle truffe ai danni dello Stato e dell’UE. La doverosa lotta all’illegalità  , infatti, andrebbe fatta costantemente e su tutti i fronti, indipendentemente dalla nazionalità   e dalla posizione economico-sociale del soggetto illegale. E di soggetto si dovrebbe parlare, perchà© come ha ricordato recentemente il Parlamento europeo «la responsabilità   penale è sempre individuale» ed estenderla a intere comunità   è gravissimo, oltre che molto pericoloso.
Incendiare e distruggere interi accampamenti rom o edifici occupati da stranieri, come successo in Italia negli ultimi mesi e giorni da parte di gruppi di popolazione e anche di forze dell’ordine, con il pretesto di vendicare atti criminali commessi da alcune persone o di «sanare» aree urbane, non sono altro che rappresaglie contro intere comunità  . Se poi le politiche non creano le condizioni per governare i fenomeni, cercando di prevenire l’illegalità   e di limitare l’esclusione sociale, allora la paranoia della sicurezza esercitata contro alcuni gruppi di popolazione non è altro che uno sterile e miope sfogo di frustrazione. Peggio ancora è fomentare o anche solo assecondare azioni e atteggiamenti xenofobi, com’è avvenuto in Italia nelle recenti campagne elettorali e negli ultimi giorni: sconcertante il fatto che il pogrom di Napoli non sia stato immediatamente condannato da tutte le autorità   e le forze politiche, timorose di perdere un consenso popolare attualmente centrato quasi esclusivamente su sentimenti xenofobi e su vaghe speranze di riduzioni fiscali.
Il caso dei rom in Italia è emblematico di come si possa creare un’emergenza che non esiste ma lo diventa per inadempienze politico-amministrative e strumentalizzazioni. Secondo le stime del Consiglio d’Europa relative al 2006, l’Italia è al quattordicesimo posto in Europa per numero di rom presenti sul suo territorio: con una popolazione rom stimata in circa 120.000 persone (e un’incidenza sulla popolazione italiana di circa lo 0,2%), di cui quasi la metà   minorenni, oltre che dalla maggior parte dei Paesi dell’Est europeo l’Italia è ampiamente preceduta tra i «vecchi» Stati membri dell’UE da Spagna (700.000), Francia (oltre 300.000), Grecia (circa 220.000), Regno Unito (circa 200.000) e conta un numero più o meno analogo alla Germania (circa 100.000). Ai circa 120.000 rom presenti in Italia si aggiungono alcune decine di migliaia di sinti e altre etnie cosiddette «zingare», che perಠnella maggior parte dei casi sono cittadini italiani stanziali da molto tempo, dunque non rientrano nella problematica dei campi e delle baraccopoli.
I casi della Francia e della Spagna dimostrano che politiche adeguate possono evitare i problemi di convivenza frequenti in Italia. Le politiche attuate dalle autorità   spagnole nei confronti dei circa 700.000 rom hanno ottenuto buoni risultati, tra i quali una loro partecipazione al mercato del lavoro particolarmente elevata. In Francia, due leggi del 1990 e del 2000 hanno previsto che ogni comune con più di 5000 abitanti deve essere dotato di un’area di accoglienza attrezzata per i rom, leggi che comunque considerano quella dei campi una soluzione temporanea e prevedono un programma abitativo per dare alloggi in affitto o terreni su cui costruire piccole abitazioni, situazioni in cui i gitani pagano regolarmente l’affitto e le forniture domestiche. Nel 2003 l’allora ministro degli Interni Nicolas Sarkozy ha introdotto pesanti sanzioni contro le infrazioni, sulla base perಠdi una politica di accoglienza preesistente.
In Italia invece, a fronte di alcune meritorie esperienze di integrazione (quali ad esempio Pisa, Venezia e la stessa Napoli del recente pogrom), si registrano le costanti denunce del Consiglio d’Europa, del Comitato europeo per i diritti sociali, dell’Alto commissariato per i diritti umani dell’ONU, dell’Agenzia europea per i diritti fondamentali e delle varie organizzazioni rom e non impegnate per la tutela dei diritti. L’idea ora di istituire un commissario nazionale o commissari cittadini per i rom è fortemente criticata dal Consiglio d’Europa, secondo cui si tratta di una «strana divagazione sul concetto di giustizia» perchà© si deve indagare e agire sulla base di un crimine e non su quella di un gruppo etnico. «àˆ fondamentale in ogni società   democratica evitare le generalizzazioni e informare, educare la gente sul fatto che la maggior parte dei rom non delinque: solo così si bloccano le tendenze xenofobe» sostiene il commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg. Esattamente quello che in Italia non si è fatto e non si fa e dove anzi la paura, l’insicurezza e la criminalizzazione di alcuni gruppi di persone sono troppo spesso strumentalizzate a fini politici.
Intanto, la neomaggioranza di governo italiana oltre ad affrontare in modo radicale la questione rom annuncia una generale recrudescenza della normativa sull’immigrazione, pronta a proporre a livello europeo la revisione della direttiva sulla libera circolazione e degli accordi di Schengen in modo restrittivo, oltre che prospettare l’introduzione del reato di clandestinità  , un rafforzamento del sistema di detenzione dei Centri di permanenza temporanea e riproporre quelle espulsioni collettive vietate dalla Carta europea dei diritti fondamentali. Dato l’assordante silenzio dell’opposizione politica, non resta che puntare sull’associazionismo nazionale ed europeo e sul potere regolatore dell’UE per evitare l’abbassamento degli standard dei diritti e la «pulizia etnica» che si prospetta in Italia. Perchà©, come osserva ancora il rappresentante del Consiglio d’Europa Hammarberg, «c’è il rischio che l’Italia diventi il cattivo esempio delle politiche su rom e immigrati e sarebbe un fatto estremamente negativo, anche perchà© i cattivi esempi poi vengono sempre seguiti».

3 COMMENTI

  1. Scrivi il tuo commento qui.L’articolo di Panero evidenzia una seria preoccupazione che condivido:non solo la preoccupante “sicurezza” implementata grazie ad atti criminali, ma anche e soprattutto, l’impatto di tutto ciò a livello di relazioni internazionali in primis con la UE. E’ sconcertante quanto sta accadendo:i clan mafiosi e criminali controllano parti del territorio, polizia ecc. si arrabbattano in tentativi fallaci, si grida alla paura. Mi chideo: non è che questa paura sia costruita a tavolino per praticare politiche securitarie al di fuori degli schemi legali? Non è che la “paura” dell’altro è fomentata dall’insipienza di quanti stanno smantellando acquisite pratiche di avvicinamento, partecipazione pur in mezzo ad enormi difficoltà  con e per chi è immigrato, marginalizzato e così via? Questo dovrebbe preoccupare, cioè una progressiva e sempre più grave marginalizzazione di persone che vivono nelle nostre città : ma non si grida a proposito del bisogno di manodopera, contatti con le culture altre e così via? Personalmente vivo tutto ciò, essendo un missioanrio comboniano che è da poco rientrato in Italia, con grande sconcerto, rabbia e timore. Si timore che la vita di persone sia così poco apprezzata da diventare,come i rifiuti di Napoli la mia città , “monnezza”da scaricare da qualche parte fino alla prossima discarica da riempire appunto di “rifiuti”. Spero che non sia così anche perchè,come ha affermato Panero,è urgente una risposta della società  civile, che finora, salvo lodevoli eccezzioni,è muta.

  2. Un saluto come di consueto da Tirana sia te Roberto sia i nostri ascoltatori nostri. A proposito del tema xenofobia in Italia vorrei affermare che oggi giorno secondo la mia opinione è piu razionale lottare non per il rispetto dei diritti umani fondamentali, ma per le responsabilità  dell’uomo e delle istituzioni.

    In altre parole penso che più che concetrarsi al rispetto dei diritti degli altri, noi dobbiamo essere coscienti delle cose che facciamo al confronto degli altri e riflettere su cosa penseremmo e come reagiremmo se fossimo al loro posto.

    E’ stato detto che il “pacchetto sicurezza” adottato dal governo italiano non è indirizzato contro una nazionalità  o contro una etnia, ma contro i delinquenti. Il problema principale che secondo me si deve porre il governo italiano è tuttavia un altro e cioè quale possibilità  d’attuazione e quale efficacia avranno i provvedimenti adottati.

    L’assalto ai campi nomadi di Napoli o l’aggressione ad un ragazzo albanese a Roma segnalano di certo una situazione esplosiva. Il rischio di un’intolleranza xenofoba è ormai presente nelle fasce sociali più deboli e può avere conseguenze incontrollabili.

    leggere l’intero articolo a :
    http://www.fainotizia.it/2008/05/24/riflettere-su-cosa-penseremmo-e-come-reagiremmo-se-fossimo-al-loro-posto

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