La Germania ha votato. L’UE si interroga

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L’esito del voto tedesco del 26 settembre, con la vittoria di misura dei socialdemocratici, non designerà solo chi dovrà succedere ad Angela Merkel alla Cancelleria di Berlino, peserà anche come sempre sul futuro dell’Unione Europea. In paziente attesa di conoscere la composizione della futura maggioranza di governo alcune riflessioni sono possibili a partire dall’eredità lasciata dalla Merkel e dall’esito delle urne.

Sedici anni ininterrotti di governo già testimoniano di una insolita stabilità politica in Europa ed è quindi prevedibile non aspettarsi grande discontinuità rispetto a una “stagione Merkel” non solo lunga, ma anche densa di avvenimenti per la Germania, ritornata unita, e per l’Europa che, dopo l’abbattimento del Muro di Berlino, si è anch’essa molto allargata senza riuscire ad essere in egual misura unita. Di qui una prima riflessione sulla Germania, cresciuta in popolazione e in ricchezza in un’Unione privata di 60 milioni di cittadini britannici, e che ha superato meglio di altri Paesi crisi finanziarie ed economiche.

Inevitabili e comprensibili le celebrazioni che accompagneranno Merkel all’uscita dalla Cancelleria, magari lasciando in ombra i primi anni di mandato che furono di apprendistato per questa “ragazzina” – così la chiamava il suo “padrino” Helmuth Kohl – venuta da est, segnata da una radicata cultura luterana e forte della sua formazione scientifica. Dimensioni queste che si sarebbero manifestate nella sua attività politica, disponibile al compromesso ma rigorosa senza troppa fantasia, determinata senza eccessi di coraggio, fedele agli interessi della Germania da intrecciare con quelli europei, facendo girare il “motore franco-tedesco” e tenendo d’occhio il rispetto delle regole economiche da parte dei Paesi meridionali dell’UE, ma anche consentendo il “miracolo” di un debito comune europeo a sostegno del “Recovery fund”. Né va dimenticata l’inattesa apertura da parte della Merkel, nel 2015 delle frontiere tedesche ai migranti siriani, salvo poi bloccare i flussi migratori da est grazie a un discutibile accordo europeo con la Turchia.

Dirà la storia i meriti maturati dalla Merkel in Germania, sicuramente tanti, e quelli in Europa, dove la sua guida è stata improntata più a una prudente saggezza che non a slanci di innovazione: un’eredità che sarà difficile da gestire nella stagione turbolenta che viviamo.

Il voto di domenica scorsa potrebbe tornare a farci interrogare sul bivio di sempre: davanti a noi crescerà la Germania europea o tornerà la tentazione di un’Europa tedesca? Il dibattito elettorale non ha molto chiarito quale potrebbe essere l’orientamento intrapreso: si sono espressi in favore di più Europa i Verdi e i socialdemocratici, con qualche cautela in più; prudenti i social-cristiani e più critici i  “falchi” liberali. Dalla maggioranza di governo che nascerà si avrà qualche chiarimento in più per l’Unione Europea, in particolare se a farne parte saranno socialdemocratici e Verdi, che però da soli non hanno i numeri sufficienti per governare, con la conseguenza che molto dipenderà anche da chi altri entrerà nella maggioranza.

Il nuovo governo si troverà sul tavolo un’agenda europea importante: dal seguito, se ci sarà, del Recovery fund alla revisione del Patto di stabilità, dalle prospettive di riforma dei Trattati e del nodo del voto all’unanimità fino a quelle di un avvio concreto di una politica europea della sicurezza. Da queste risposte capiremo quanto la futura Germania opererà in favore della costruzione di una “sovranità europea” e quanto saprà condividerla con gli altri Paesi UE, Francia e Italia in particolare. Un traguardo urgente da raggiungere, visto come va il mondo.

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