L’UE risponde a Berlusconi

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La prima risposta, venuta all’indomani delle esternazioni del premier italiano era stata improntata al ridimensionamento del «caso»: il portavoce della Commissione e del presidente Josè Manuel Barroso, Johannes Laitenberger aveva definito la polemica «frutto di un malinteso sorto su alcune dichiarazioni» sostenendo l’avvenuto chiarimento della situazione e l’inopportunità   della prosecuzione della polemica che perಠnon si è affatto placata.
Poche ore dopo il commissario agli Affari Economici e Monetari Joaquin Almunia, in occasione di una conferenza stampa congiunta Commissione – Presidenza UE, nell’ambito della preparazione del prossimo G20, è tornato sull’argomento con un tono tra il serio e il faceto domandando ai giornalisti presenti «A quale presidente devo chiedere il permesso di parlare?».
Più ufficiale, poi la reazione del commissario all’Immigrazione Jacques Barrot, coinvolto in prima persona dal momento che Dennis Abbot, destinatario degli attacchi di Berlusconi è un suo portavoce: «onestamente, non ho davvero, in coscienza, nulla da rimproverarmi». ha detto Barrot respingendo l’accusa di passività   rispetto all’immigrazione clandestina: «La mia inazione rispetto a questo problema sarebbe imperdonabile. Ho messo tutto me stesso per cercare di trovare delle soluzioni» e riferendo di non essere stato contattato dalle autorità   italiane: «Se fossi stato contattato avrei reagito in modo piuttosto acceso, facendo notare che tutto quello che ho fatto fino adesso l’ho fatto in coscienza, consapevole della difficoltà   di questi problemi».
Arriva, infine a distanza di due giorni anche la presa di posizione del presidente Barroso che si è detto «molto fiero» del servizio dei portavoce della Commissione Europea, sottolineando che hanno «tutti la mia fiducia e il mio appoggio. Ci sono talvolta persone che non capiscono un’istituzione originale come la Commissione Europea».

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