Irlanda e dintorni

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Troppe cose stanno accadendo in questi tempi in cui la storia accelera e modifica paesaggi politici, economici e sociali. Dalla sponda sud del Mediterraneo in fiamme alle esitazioni di molti Paesi a posizionarsi nel nuovo scenario che si va delineando, dal ritrovato consenso dei Grandi in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU fino alla difficile intesa all’interno dell’UE, la lista è lunga degli avvenimenti che meriterebbero analisi e commenti.
Tralasciando le vicende di basso profilo politico che si agitano in Italia e ricordando solo di passaggio i severi moniti del Governatore di Bankitalia sulla debole crescita italiana e la gravità   della disoccupazione, in particolare giovanile, soffermiamoci per un momento sui segnali inviati da recenti consultazioni elettorali in Europa.
E’ di pochi giorni fa la batosta elettorale della cancelliera Merkel nelle elezioni della città  -Stato di Amburgo, dove il suo partito è stato dimezzato dal voto, aggravando la sua perdita di consenso in seno al Bundesrat, il Senato dei Laenders, dove le sarà   molto difficile procedere sulla strada delle riforme.
Anche più clamorosa in Irlanda la sconfitta del Fianna Fail, il partito al governo, che ha perso un quarto del suo elettorato e la maggioranza relativa, passata al Fine Gael, partito di centro-destra, con il 36% dei voti, ma probabilmente costretto a governare con la sinistra laburista, classificatasi in seconda posizione.
Sembreranno a molti vicende tra loro diverse e comunque lontane dai nostri confini e tuttavia qualche insegnamento lo dovremmo trarre anche da queste nostre parti, in uno scenario politico a prima vista non comparabile ma con esiti futuri che potrebbero in qualche misura convergere.
Nei due casi, quello tedesco e quello irlandese, sono chiamate a pagare il prezzo della crisi le maggioranze al governo: in Germania per i costi sostenuti – e ulteriormente chiamata a sostenere – a sostegno di Paesi UE sul bordo del fallimento dei conti pubblici, come la Grecia, il Portogallo e, appunto, l’Irlanda. Sarà   questo un tema posto dalla Germania al centro del prossimo Consiglio europeo straordinario dei Capi di Stato e di Governo convocato per l’11 marzo prossimo a Bruxelles.
Ma soffermiamoci sull’Irlanda, più lontana geograficamente da noi ma anche più simile di quanto non sia rispetto a noi la più vicina Germania, a cui tanti vorrebbero assomigliassimo.
Ci avvicina all’Irlanda la nostra precaria situazione dei conti pubblici, anche se è molto più grave – sei volte tanto – il suo deficit sul PIL, mentre sopravanziamo di gran lunga l’Irlanda per il nostro debito pubblico ormai vicino al 120% sul PIL; non siamo invece lontani per il tasso di disoccupazione: noi all’11% e l’Irlanda al 13%, anche qui condividendo picchi molto alti per la disoccupazione giovanile.
Su un punto importante perà², almeno ad oggi, siamo distanti dall’Irlanda: le difficoltà   del sistema bancario dell’Irlanda che l’hanno costretta a contrarre un prestito di 85 miliardi di euro con l’UE e il Fondo monetario internazionale (FMI), ad un tasso non proprio generoso del 6%.
E così mentre in Germania l’elettorato vota contro le risorse finanziarie destinate a sostenere l’Irlanda e la Grecia, in Irlanda la maggioranza di governo è stata mandata a casa per aver accettato condizioni così pesanti per ottenere la solidarietà   europea e internazionale, mortificando l’orgoglio nazionale.
Per concludere, una lezione che vale per tutti, Italia compresa: i costi della crisi si stanno manifestando nel malumore popolare e minacciano quel poco che resta di stabilità   politica in Paesi anche più seri del nostro.
E’ improbabile che questa tendenza si arresti sulle sponde del continente europeo, tanto a nord che a sud: verrà   il momento in cui la dura realtà   dei fatti prevarrà   sulla propaganda politica e le vuote promesse. Speriamo che quello sia per tutti un momento pacifico e di festa.

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