Informazione italiana distratta da Grillo?

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Come spiegarsi che, dopo un primo lampo registrato da alcune poche testate, l’uragano che potrebbe scatenarsi dopo la pubblicazione della densissima rete di paradisi fiscali, rivelata da un consorzio mondiale di giornalisti, la nostra stampa abbia rapidamente dimenticato l’argomento? E, in particolare, perché sono stati così discreti i nostri giornali economici o quelli più vicini alla nostra cosiddetta “borghesia imprenditoriale”?

Le possibili risposte a queste domande oscillano dal sospetto di interessi poco chiari al  consolidato provincialismo italiano, attratto dallo spettacolo deprimente della politica italiana bloccata dai veti incrociati, fino all’assuefazione a forme diffuse di illegalità, al punto che l’evasione fiscale non fa più notizia in un’Italia dove questa è stimata attorno ai 150 miliardi di euro all’anno.

Eppure l’operazione denominata “OffshoreLeaks”, risultato di una lunga inchiesta internazionale su documenti segreti (circa 2milioni e mezzo), contenenti il nome di migliaia di privati e di potenti organizzazioni finanziarie europee, americane, russe e asiatiche, racconta di enormi evasioni fiscali che, per la sola Europa, si aggirerebbero attorno a un miliardo di euro, il 10% dell’intero Prodotto interno lordo (PIL).

Che poi questa scoperta avvenga in piena crisi finanziaria ed economica, con l’impatto sociale che conosciamo, dovrebbe far riflettere sull’inerzia della politica che, nel G20 di Londra del 2009, si era impegnata ad adottare misure severe contro i paradisi fiscali e a mettere fine all’epoca del segreto bancario.

Purtroppo siamo lontani da quel traguardo, come ci ha appena ricordato un “paradiso fiscale” di casa nostra, Cipro, dove avevano trovato rifugio, tra gli altri, gli opulenti bottini degli oligarchi russi, in attesa di sorprese che potrebbero venire dalle inglesi isole Guernsey, Jersey, Cayman e Vergini, dalle piazze finanziarie svizzere o monegasche, se non addirittura da Paesi dell’eurozona come Malta e il Lussemburgo.

Inutile dire che nelle liste appena svelate – ma altre saranno portate alla luce – non mancano nomi italiani importanti, probabili destinatari di più accurate indagini della nostra amministrazione finanziaria e della magistratura. Da ricordare in proposito che per la legge italiana, al di sopra di determinate soglie di evasione o in caso di riciclaggio scatterebbero sanzioni penali non indifferenti.

Quello che stupisce di questa vicenda non è tanto l’esistenza dell’evasione fiscale, quanto la sua impunità internazionale e le sue dimensioni, valutate nel mondo equivalenti alla ricchezza cumulata degli USA e del Giappone, e i probabili intrecci con le attività finanziarie criminali che la Banca Mondiale stima attorno ai 1250 miliardi di euro.

Nessuno si nasconde la difficoltà di contrastare un fenomeno di queste dimensioni, ma è troppo chiedere alle Istituzioni internazionali e all’Unione Europea in particolare, il cui sistema di vigilanza bancaria entrerà in vigore solo nel 2014, di passare dalle parole ai fatti per mostrare la propria utilità ed efficacia, difendere i contribuenti onesti e contribuire a salvaguardare la vita democratica che ha nell’equità fiscale un asse portante?

È troppo anche chiedere alla libera stampa di dimostrarsi tale, invece di perdere tempo e dignità a inseguire il bus dei grillini, elemosinando dichiarazioni puntualmente smentite, mentre il Paese va alla deriva, gente disperata si suicida e l’Europa ci guarda sconcertata?

1 COMMENTO

  1. Se l’evasione fiscale internazionale è stimata in 1250 miliardi di euro appare prevedibile – ed anche in progressivo aumento – nell’attesa della “VIGILANZA BANCARIA EUROPEA” fissata entro 1l 2014.

    Anche perché constatiamo, non da oggi, che già la evasione fiscale italiana è posizionata al “PRIMO POSTO” in Europa con una economia sommersa pari a circa il 21 % del PIL (primo trimestre 2012)che è circa di 340 miliardi di euro, pari a imposte sottratte di 180,9 miliardi di euro che, a fine anno 2012, aumentano di circa altri 8 miliardi.

    Una economia sommersa che, con circa il 21,4% del PIL a fine anno 2012, è circa il doppio di Francia e Germania.

    Ci segue la Grecia col 20,8%; la Romania col 19.1%; la Bulgaria col 18.7%: la Slovacchia col 17.2% e Cipro col 17,1%.

    Siamo al primo posto, quindi, in Europa leggendo l’indagine effettuata da Kris Network of Business Ethics, per conto della Associazione Contribuenti Italiani.

    Sono dati elaborati e raccolti presso sedi ministeriali, banche centrali, istituti di statistica e polizie tributarie degli Stati europei.

    Sono, complessivamente, le aree di evasione economica sommersa e criminale; quelle delle società di capitali; del lavoro autonomo e delle piccole imprese.

    Mentre i conosciuti contribuenti italiani “lavoratori e pensionati” sono più che obbligati- non equamente – con tasse su redditi da lavoro subordinato e da pensione, integrati da ulteriore imposta immobiliare sulla casa, acquistata con mutuo pluriennale.

    A mio avviso, pur se insufficiente e ritardata al 2014 la “Vigilanza Bancaria Europea”, necessitano urgenti “PIANI NAZIONALI”, quali interventi a dimensione europea – straordinari ed emergenziali – per una “rivoluzione morale” sostenuta e condivisa dai cittadini italianieuropei per:

    1- bloccare tutti quei Governi che hanno bisogno di “fare cassa” e non “dare servizi” ai cittadini, incassando soldi “maledetti e subito” con inique imposte;

    2- bloccare tutti quei Governi che propongono i cosiddetti “accertamenti per adesione” che sono “autentici condoni” – sempre più ripetitivi – che di fatto sono permanenti oltre che favorire la espansione e crescente “EVASIONE FISCALE” nazionali.

    Partiamo, quindi, dal nostro Paese, quale maglia nera, oggi, al primo posto in Europa, per conquistare l’ultimo posto – con evasione fiscale – in Europa e nel mondo.
    Donato Galeone

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