Il futuro delle democrazie in Occidente

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L’invasione della democratica Ucraina decisa dall’autocrate del Cremlino ha riportato l’attenzione sul futuro delle nostre democrazie in Occidente. E non solo nell’ambito del conflitto in corso, dove è sotto pressione una democrazia, quella ucraina, che resiste generosamente aggredita da una dittatura, ma anche per i rischi che corrono le democrazie nel resto del mondo.

Per il momento questi rischi sono ancora contenuti. Ma non bisogna dimenticare che un terzo della ricchezza mondiale è già nelle mani delle dittature, una delle quali, la Cina, ha forti prospettive di espansione e di contaminazione di altre democrazie fragili nel mondo. Una situazione che minaccia di mettere sotto assedio le nostre democrazie costrette a misurarsi con interlocutori operanti fuori dalle regole, che si erano andate affermando dopo la Seconda guerra mondiale, alimentando una minaccia crescente per i Paesi che hanno scelto di vivere i valori della libertà.

Per affrontare seriamente questa situazione è bene cominciare a valutare lo stato di salute delle democrazie in casa nostra e provare a misurare la nostra capacità di resistenza di fronte allo stress crescente che soffrono le nostre democrazie. E la prima cosa da dirci è che anche le nostre democrazie occidentali, pure consolidatesi nel tempo, mostrano segni di inquietante fragilità.

Negli Stati Uniti l’irruzione di Trump alla presidenza ha fiaccato la convivenza democratica e abbiamo visto quali rischi abbia corso la mitica democrazia americana il 6 gennaio 2021 con l’assalto del Campidoglio a Washington, dove il Congresso USA era riunito per certificare l’elezione alla presidenza di Joe Biden. Sono state scene da brivido che mai avremo immaginato di vedere, un attacco alla democrazia che da allora non si è ancora spento del tutto.

Ma anche nella nostra Unione Europea alcuni Paesi in particolare, come Polonia e Ungheria, stanno progressivamente scivolando da anni verso forme autoritarie di governo, poco rispettose dell’indipendenza della magistratura e della libertà di espressione e di stampa. 

Le Autorità comunitarie, Commissione europea e Corte di giustizia, hanno da tempo avviato una procedura di infrazione alle regole convenute con la firma dei Trattati UE, ma sarà difficile produrre sanzioni serie, per la complicità con la quale i due Paesi citati si difendono reciprocamente e, ancor più, nell’attuale congiuntura di pressione del flusso di profughi in particolare in Polonia.

Da tempo la Commissione europea, nella sua qualità di “guardiana dei Trattati”, ha puntato i riflettori sulle fragilità democratiche dei Ventisette Paesi dell’Unione e farebbe bene a rivolgerli anche alla precarietà democratica delle Istituzioni comunitarie. 

Per preoccuparsene basterebbe prestare una maggiore attenzione a quanto accade negli equilibri di poteri all’interno dei nostri Paesi e nell’Unione, in particolare alla perdita di ruolo del Parlamento spesso messo all’angolo dai crescenti poteri dell’Esecutivo, una deriva che è andata aggravandosi nella drammatica congiuntura della pandemia prima e della guerra adesso. Ne è, tra gli altri, un indizio inquietante la caduta di partecipazione dei cittadini elettori al voto: tanto nelle elezioni nazionali che in quelle europee l’astensionismo supera spesso il 50% degli aventi diritto al voto e non consola che nella democrazia americana sia anche peggio.

Non stupisce allora che diventi difficile il ricambio della classe dirigente e che si susseguano governi con ministri “tecnici”, quando non addirittura guidati da un Capo del governo non legittimato preliminarmente da una consultazione elettorale.

Se è vero che ci aspetta un futuro di duro confronto delle nostre fragili democrazie con l’arroganza e la violenza delle dittature, allora è bene correre ai ripari fin da subito.

1 COMMENTO

  1. Buona sera Franco.
    Vorrei dire che la crisi delle democrazie va di pari passo o è direttamente proporzionale all’affermarsi delle autocrazie di tipo imperialista od economiche che siano.
    Si rende pertanto urgente ogni forma di dialogo per sane proposte ideologiche cominciando dalla base: rapporti interpersonali, tra associazioni di ogni ordine e grado, tra comunità di quartiere o di paese, tra amministrazioni pubbliche e private, via proponendo.
    Probabilmente è venuta a mancare la capacità di critica costruttiva e di discernimento tra ciò che ha una valenza politica o meno.
    Non ci si deve stancare di promuovere valori di ogni ordine e grado per maturare coscienza critica che attribuisca il dovuto peso a parole e scelte di ciascuno e di molti poi.
    Grazie pertanto ad APICE per il prezioso lavoro in profondità che cotinua a fare.
    Un cordiale saluto ed augurio di ogni bene nel clima festoso della Santa Pasqua imminente. Mariano.

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