I frugali alla ricerca di una linea comune sul bilancio UE 2028-2034

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Al termine della pausa estiva, i Paesi frugali si sono riuniti a Berlino, ospiti del cancelliere Merz, per cercare una posizione comune in vista dei negoziati per il Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 dell’Unione Europea.

L’ultimo aggiornamento risaliva a giugno, quando la presidenza cipriota del Consiglio dell’UE aveva presentato un testo di compromesso sull’ammontare del bilancio e la distribuzione delle risorse per rubriche, con una riduzione di 32,8 miliardi della proposta originaria della Commissione di quasi 2000 miliardi di euro. In quella occasione, i frugali (che in realtà preferiscono darsi l’etichetta di “modernizzatori”) avevano contestato il compromesso, ritenuto non abbastanza ridimensionato rispetto alla loro richiesta di tagli per centinaia di miliardi di euro e con finanziamenti insufficienti per competitività e difesa.

Questi Paesi, tradizionalmente rappresentati da Germania, Paesi Bassi, Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia, sono contributori netti del bilancio europeo, ovvero erogano più risorse di quante ne ricevano. Nonostante questo meccanismo perequativo stia a fondamento della solidarietà europea tra Stati più ricchi e più svantaggiati, nei decenni si è consolidato il sistema dei rebates, sconti accordati ai contributori netti per allentare il loro onere finanziario nei confronti dell’Europa, in particolare in questa fase di aumento delle spese per la difesa e per il sostegno all’Ucraina.

Sono questi, quindi, i punti centrali e imprescindibili per i frugali/modernizzatori: sconti sui contributi al bilancio, riduzione più consistente dell’ammontare complessivo del QFP e maggior peso alle nuove priorità dell’Unione.

Tuttavia, una linea condivisa non è ancora stata raggiunta, poiché le priorità dei governi sono diverse. A luglio, Berlino aveva chiesto un taglio di 400 miliardi sulla proposta della Commissione (che porterebbe il prossimo bilancio pluriennale a circa 1600 miliardi, una via di mezzo rispetto alle cifre del QFP 2021-2027 in termini assoluti), mentre le altre capitali si sono concentrate maggiormente sul tema dei contributi nazionali: ad esempio, la Svezia vorrebbe fissarne il tetto all’1 % del Reddito Nazionale Lordo, contro l’1,26 % richiesto dalla Commissione, e i Paesi Bassi auspicano uno sconto di 1,6 miliardi di euro rispetto a quanto versano attualmente nel bilancio UE.

Anche sul capitolo delle nuove risorse proprie è tutt’altro che scontata l’adesione dei frugali alla proposta di Bruxelles, in quanto tendenzialmente scettici all’idea di un aumento del peso finanziario dell’Unione.

Sul fronte opposto, gli amici della coesione, che raggruppano 16 Stati membri dell’Europa meridionale e orientale (Italia, Spagna e Polonia in testa) i quali premono per un QFP più ambizioso e incentrato sui fondi per agricoltura, coesione e sviluppo regionale, non hanno ancora calendarizzato un incontro dall’ultimo del 18 giugno, avvenuto a margine del Consiglio europeo che ha rimandato a ottobre il compromesso sul bilancio, compito del governo irlandese, a capo della presidenza semestrale del Consiglio dell’UE. Incontro che non tarderà ad arrivare, viste le scadenze e l’importanza del coordinamento per rafforzare il potere negoziale nel confronto con le controparti del Centro e Nord Europa.

Per approfondire: Bilancio Ue, i Paesi “frugali” insistono sui tagli ma sono divisi sull’entità

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Gabriele Giordano
Sono laureato in Scienze Politiche e credo in un'informazione di qualità che riesca a coinvolgere i cittadini, soprattutto i giovani, nei processi democratici.

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