È iniziato ieri il semestre di presidenza dell’Irlanda a capo del Consiglio UE, e non poteva esserci partenza più in salita.
Il governo irlandese ha ereditato da Cipro il compito non semplice di trovare un accordo tra gli Stati membri sull’ammontare del prossimo bilancio pluriennale europeo, da raggiungere entro il Consiglio europeo di ottobre.
I presagi non erano rosei già l’11 giugno, quando la proposta di compromesso presentata dal Consiglio (che aveva tagliato del 2 % le cifre della Commissione) aveva attirato dure critiche dai Paesi frugali, contrariati da un importo a loro dire ancora troppo alto e troppo poco concentrato sui finanziamenti alle nuove priorità dell’Unione, ossia competitività, innovazione e difesa.
La prospettiva di un compromesso tra gli Stati nel breve periodo si allontana ulteriormente dopo le rivelazioni dell’agenzia Reuters sulla linea dura della Germania: il cancelliere Merz, dopo aver già reso nota la propria opposizione all’eventualità futura di nuovo debito comune europeo sul modello NextGeneration EU, si aspetterebbe una sforbiciata di 400 miliardi di euro sulla proposta della Commissione (emendata dal Consiglio) di circa 1800 miliardi per il prossimo QFP.
I frugali giustificano la loro avversione a un bilancio più corposo del precedente sostenendo che l’Europa non può chiedere disciplina fiscale agli Stati membri, nel rispetto del Patto di Stabilità, e fare l’opposto quando si tratta delle proprie finanze. In realtà, se si scorpora dal computo il rimborso del debito comune contratto durante la pandemia, si passerebbe dall’1,13 all’1,15 % del Reddito Nazionale Lordo europeo. Un incremento piuttosto modesto, che sarebbe azzardato definire come politica espansiva, in quanto la quota del QFP destinata al rimborso del debito NextGen EU non si può certo valutare come spesa che impatta sull’economia reale europea.
Ad ogni modo, la Germania, a guida della coalizione dei frugali che sono contributori netti del bilancio UE (cioè versano più soldi di quanti ne ricevano), non vede di buon occhio l’aumento delle proprie spese sul bilancio comunitario, che per i tedeschi sforerebbe i 50 miliardi l’anno.
Dovendo raggiungere l’unanimità tra 27 Stati membri in disaccordo su fino a che punto debba spingersi il prossimo QFP, un compromesso entro la fine del 2026, per quanto auspicato da tutti, va profilandosi sempre di più come un’impresa.
Per approfondire: La Germania chiede taglio di 400 miliardi sul prossimo bilancio UE













