I cittadini e il futuro dell’Europa

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Nei suoi sessant’anni di storia, l’Unione Europea è riuscita a fornire soluzioni concrete ai problemi del continente ma oggi si è dimostrata lenta nell’offrire delle risposte alla crisi greca. Inoltre, si riscontra una certa distanza tra le istituzioni e i cittadini europei. Queste difficoltà hanno delle radici storiche e delle ragioni tecniche, ma le difficoltà economiche e sociali che stiamo affrontando hanno permesso l’apertura di un dibattito sul futuro dell’UE, sulla gestione dell’economia europea e sulla legittimazione democratica delle istituzioni.

L’Unione Europea è stata costruita sulla base del cosiddetto metodo comunitario, ovvero una politica di cooperazione ed integrazione orientata alla realizzazione di progetti precisi e circostanziati. Questa politica dei piccoli passi ha permesso un rapido trasferimento di competenze dai Governi degli Stati membri verso le istituzioni comuni, permettendo ad esse di lavorare all’attuazione degli obiettivi fissati nei trattati costitutivi, tra i quali la creazione del mercato unico e la libera circolazione dei beni, servizi e lavoratori. Il processo legislativo europeo privilegia la partecipazione di tutti i soggetti interessati dall’atto in discussione rispetto ad una tempistica determinata.

Ciò nonostante, L’UE non è assimilabile a un governo nazionale e la crisi greca ha evidenziato i limiti dell’attuale struttura istituzionale dell’Unione Europea. L’Europa dei piccoli passi non dispone degli strumenti per fornire indipendentemente una risposta rapida ed efficace a eventi straordinari. Nell’attuale contesto istituzionale, soltanto l’azione di concerto dei Governi degli stati membri può dotare l’UE di strumenti nuovi e apportare a misure di collaborazione e di coordinazione inter-governativi non previste dai trattati, come quelle contenute nell’accordo “Fiscal Pact” recentemente approvato. Questo tipo di concertazione sottolinea l’importanza di una politica economica comune, ovvero della creazione di un meccanismo istituzionale per elaborare interventi destinati a modificare l’andamento del sistema economico europeo al fine di raggiungere obiettivi prestabiliti, come la crescita ed il benessere dei cittadini. David Miliband, già Segretario di Stato per gli Affari Esteri del Governo Britannico, ha recentemente affermato che “la logica economica dell’integrazione europea comporta necessariamente uno sviluppo in senso federalista, di una più grande centralizzazione del potere legislativo in materia economica a livello europeo”.

Il dibattito sul futuro dell’Europa sta assumendo grande attualità. Secondo Jacek Rostowski, ministro delle finanze polacco,  una cooperazione economica, monetaria e fiscale rafforzata è l’unica opzione per evitare il collasso dell’Europa e gli esorbitanti costi associati ad un fallimento. In effetti, una politica economica europea permetterebbe di definire precise priorità d’azione e di gestire in modo efficiente e trasparente risorse limitate distribuite in modo ineguale all’interno dell’Unione. Per dotare l’Europa di un “governo” economico non sarà sufficiente né estendere le competenze delle istituzioni comunitarie, né dotarle di risorse proprie e adeguate. La riduzione della distanza tra i cittadini e le istituzioni europee costituisce l’elemento cruciale della rinascita europea. Fino ad oggi, soltanto i Governi e i Parlamenti eletti democraticamente dai cittadini sono stati incaricati della redistribuzione della ricchezza nazionale e sono titolari di risorse proprie finanziate principalmente con il gettito fiscale. Accrescere la legittimazione democratica dell’UE giustificherebbe il trasferimento di una parte della funzione ridistribuita della Stato alle istanze europee. Come affermato dall’appello del Consiglio Italiano del Movimento Europeo pubblicato il 10 marzo sul Corriere della Sera, la partecipazione diretta e attiva dei cittadini europei alla costruzione del futuro del progetto europeo è l’unica soluzione alla paura e al rifiuto che una parte della cittadinanza esprime nei confronti delle istituzioni europee. Inoltre, costituisce l’unico elemento che possa legittimare la funzione redistributiva della futura politica economica europea e permettere a delle istituzioni comuni di decidere legittimamente sull’amministrazione delle risorse e dei beni pubblici comuni a tutti i cittadini europei.

Concludendo, l’evoluzione delle istituzioni europee è stata determinata da obiettivi precisi, quali la ricostruzione, la crescita economica e l’integrazione dei paesi europei. Oggi questa infrastruttura deve continuare ad evolvere per rispondere alle sfide del mondo globale, assumendo le competenze per determinare e realizzare i propri obiettivi di politica economica. Per questo, sarebbe doveroso sottomettere questo nuovo “governo” a un serio controllo democratico, rendendo i cittadini decisivi rispetto a scelte di natura costituzionale.

Salamanca Mattia

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