E’ passata quasi sotto silenzio la commemorazione dei quarant’anni della più grande catastrofe nucleare della storia, quella di Chernobyl, avvenuta il 26 aprile 1986. Rimane un ricordo lontano, che con il passare degli anni, ha perso la sua carica di percezione della pericolosità del nucleare, anche civile, se non accuratamente gestito e controllato.
A distanza di tanti anni e con le guerre in corso in Ucraina e in Medio Oriente, la questione del nucleare ha ripreso, tuttavia, grande spazio nell’attualità, in quanto rappresenta oggi, la massima minaccia di distruzione dell’umanità e della vita stessa sul nostro Pianeta.
Sono due guerre infatti in cui la minaccia nucleare è, da una parte, oggetto del conflitto in corso tra Iran e Stati Uniti e dall’altra, nella guerra che la Russia muove all’Ucraina : oltre alle minacce russe di un uso della bomba atomica, sono già sotto controllo militare di Mosca gli impianti nucleari civili di Chernobyl e di Zaporizhzhia.
Una situazione che mette in evidenza come, in questi sciagurati tempi di guerra, sia stato operato un pericoloso collegamento fra nucleare militare e nucleare civile, rendendo quest’ultimo un ulteriore e possibile strumento di guerra. Una situazione che rivela quanto non sia stata accolta e compresa la lezione del passato.
Oggi esistono al mondo più di 12.000 testate nucleari, di cui quasi 4.000 pronte all’uso. Appartengono per il 90% alla Russia e agli Stati Uniti, mentre la Cina sta investendo massicciamente nel settore. E’ palese la tendenza alla crescita degli arsenali nucleari nel mondo, dove nuovi Paesi potrebbero sia sviluppare il nucleare militare, come l’Iran, l’Arabia Saudita o, in Europa, la Polonia, sia rafforzare il loro arsenale, come la Corea del Nord. Nel contesto delle guerre in corso in Medio Oriente, non va dimenticato inoltre che anche Israele possiede armi atomiche, anche se mai ufficialmente ammesso o smentito.
Va segnalato inoltre che, oltre alla crescita degli arsenali, è venuto meno a febbraio 2026 anche il Trattato New Start (Strategic Arms Reduction Treaty – Trattato sulla riduzione delle armi strategiche) fra Stati Uniti e Russia, ultimo strumento di controllo degli armamenti nucleari dei due Paesi. Il Trattato non è stato rinnovato, cosa che permetterà a Mosca e Washington di produrre senza alcun limite tali armi e rilanciare il rischio di una nuova corsa agli armamenti.
A livello internazionale, l’attualità mette in evidenza, al riguardo, l’organizzazione alle Nazioni Unite fino al 22 maggio della Conferenza di Riesame sul Trattato di non Proliferazione (TNP), unico strumento di portata globale, basato su tre pilastri : disarmo, non proliferazione e usi pacifici dell’energia nucleare. Firmato nel 1968, entrato in vigore nel 1970, conta oggi 191 Stati aderenti, tra cui i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, dotati dell’arma nucleare (Cina, Russia, Stati Uniti, Francia, Regno Unito).
Obiettivo della Conferenza è la valutazione dell’attuazione del Trattato e l’adozione di un documento finale che indichi le priorità per il futuro. Una Conferenza, come si puo’ immaginare, ad alto rischio e che non rassicura sull’impegno politico delle maggiori potenze nucleari, oggi fra le prime a considerare l’uso possibile di tali armi.












