Diritti dei migranti: l’onore a rischio dell’Italia

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Fiducia, credibilità e affidabilità sono ingredienti essenziali della buona politica, che si tratti di relazioni tra persone o tra Istituzioni. Una domanda viene spontanea di questi tempi in Italia: quanto può essere affidabile un Paese il cui Presidente del Consiglio, incontrando a giugno a Bruxelles i suoi colleghi Capi di Stato e di governo dell’Unione Europea, prende l’impegno di rispettare i vincoli finanziari europei, liberamente sottoscritti e, tornato pochi giorni dopo a Roma, accetta di fare esattamente il contrario?

Se poi questo signore, che rappresenta non solo i due azionisti del governo che presiede (?) ma l’Italia, dichiara all’ONU a settembre di sottoscrivere il documento intergovernativo per una risposta globale al problema delle migrazioni (“Global compact for migration”) e poi due mesi dopo rinvia la decisione al Parlamento, che cosa ne penseranno i nostri partner nel mondo?

Non è difficile indovinare la linea di difesa a fronte di questo disinvolto voltafaccia: che cosa c’è di più democratico che affidare simili decisioni al Parlamento? Risposta che suona falsa: intanto perché il governo si sfila dal confronto, previsto sul documento a Marrakesh il prossimo 10 dicembre, ma più ancora perché anche questa volta il facente funzione presidente del Consiglio ha dovuto subire il diktat del Ministro dell’interno, a cui la sola parola “immigrazione” dà l’orticaria.

Da chiedersi anche dove sia finito il Ministro degli esteri, Enzo Moavero, competente per la materia, e l’altro vice-vice-presidente, Luigi di Maio, capo politico – si fa per dire – di un movimento ampiamente favorevole alla firma del documento: a riprova l’apprezzabile presa di distanza in materia del Presidente della Camera, Roberto Fico.

Ma la difesa degli autori del voltafaccia insiste e produce un altro presunto argomento in suo favore. Lo riassume bene, senza ipocrisia, il quotidiano “Libero” (da inutili scrupoli etici): “Sono i paesi più aperti a non firmare il trattato”. A parte il dettaglio che non di “Trattato” si parla, i Paesi campioni di diritti umani citati sono gli Stati Uniti di Trump, l’Australia delle frontiere chiuse, Israele che non rispetta i diritti dei Palestinesi, la Svizzera da tempo poco accogliente.

Significativa, in questa deviazione dai principi umanitari, anche la squadra dei compagni di strada dell’Italia nell’Unione Europea: naturalmente l’Ungheria, coerente con se stessa, insieme con i Paesi di Visegrad e, ancora, Austria, Bulgaria, Croazia ed Estonia. Orientati a sottoscrivere l’accordo Belgio e Olanda, nonostante il rischio di una crisi di governo, vista la composizione delle rispettive maggioranze.

Un rischio quest’ultimo che ci riporta alle fibrillazioni interne alla maggioranza italiana, divisa su quasi tutto e adesso anche sull’adozione di un patto per “migrazioni, sicure, regolari e ordinate”, corredato di 23 obiettivi molto generali destinati a inquadrare il fenomeno migratorio, rafforzare la lotta contro i trafficanti, limitare gli abusi contro i lavoratori migranti e incoraggiare un approccio positivo al problema.

Si tratta di un documento di orientamenti generali, non vincolante e anche poco concreto rispetto all’urgenza del problema e alle prospettive future dei flussi migratori nel mondo: una semplice riaffermazione di diritti umani fondamentali, compreso il diritto di migrare, quello di cui si sono avvalsi gli italiani in passato e i nostri giovani oggi, più numerosi ad emigrare di quanti in Italia immigrano attualmente dall’estero.

Ma forse non tutto è ancora perduto dell’onore dell’Italia nel mondo: adesso il diktat del ministro dell’interno, subìto dal resto del governo italiano, passa all’esame del Parlamento. Sarà interessante vedere che ne sarà di un documento che spacca sicuramente l’opposizione, ma che potrebbe spaccare anche la maggioranza. Il risultato sarà comunque un chiarimento su chi in Italia sta con i nazionalpopulisti d’Europa e non solo. Sarà un’utile mappa da tenere sotto gli occhi all’avvicinarsi delle prossime scadenze elettorali, europee e locali.   

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