Diario di guerra – 17: All’ONU, le divisioni del mondo

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La 77ma Assemblea Generale delle Nazioni Unite si è svolta in un clima di gravi preoccupazioni per come si sta delineando il futuro delle relazioni internazionali e della convivenza a livello globale. Punto centrale di queste preoccupazioni è stato ovviamente la guerra in Ucraina, che rischia di frammentare il mondo e di disegnare nuovi rapporti di forza mondiali.

Se da una parte, infatti, troviamo un Occidente, Europa e Stati Uniti, in prima linea nel condannare l’invasione dell’Ucraina e nel sostenere militarmente e politicamente il Paese aggredito, dall’altra troviamo una Russia, membro del Consiglio di sicurezza dell’ONU  in flagrante violazione della Carta delle Nazioni Unite, affiancata da una Cina amica, ma sempre più a disagio nel sostegno a Putin e sempre più incline a condannare una guerra che non fa politicamente ed economicamente bene a nessuno. 

L’atteggiamento della Cina, infatti, dopo l’escalation di Putin con il richiamo parziale di 300.000 riservisti militari e la precipitosa organizzazione dei referendum nel Donbass, è andato progressivamente cambiando, spostandosi da un’”amicizia senza limiti” verso sempre maggiori preoccupazioni, fino a difendere “il rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale di tutti i Paesi cosi’ come della Carta e dei principi dell’ONU”. Parole di un certo peso, accompagnate da una richiesta di cessate il fuoco e dell’avvio di un dialogo che porti alla pace. Ma parole anche che hanno un loro significato per la Cina stessa, dove incombe costantemente l’ombra del rapporto con Taiwan. 

Infine, la guerra in Ucraina sta mettendo in evidenza un terzo gruppo di Paesi, molto eterogeneo, che va dal Medio Oriente all’America Latina e dall’Asia all’Africa, guidato in particolare dall’India. Paesi restii, se non ostili, ad una scelta di campo e che misurano in particolare le conseguenze diplomatiche, economiche, energetiche e alimentari di un conflitto che considerano rivolto solo all’Occidente. Non a caso infatti, alcune delegazioni dei Paesi in questione hanno chiesto che i dibattiti in Assemblea non si focalizzassero sulla guerra in Ucraina, ma prendessero in considerazione anche altri significativi conflitti nel mondo. 

Al riguardo è importante ricordare, ai confini dell’Europa, tutte le turbolenze che attraversano oggi i Paesi del Medio Oriente e per quali la guerra in Ucraina sta contribuendo al peggioramento delle condizioni politiche ed economiche, con l’aumento dei prezzi delle materie prime e con un’inflazione che non smette di crescere. In Iran, ad esempio, in aggiunta alle proteste socioeconomiche, si estendono le manifestazioni per la morte della giovane Masha Amini per mano della polizia morale, manifestazioni che puntano direttamente il dito contro il regime della Repubblica islamica. Non solo, ma rimane sempre molto alta la tensione politica in Iraq e in Libia, incapaci di dotarsi di un governo e di unità nazionale; il Libano è un Paese a un passo dal collasso politico ed economico mentre incombe la più grande incertezza sul futuro della Siria e dello Yemen, Paese quest’ultimo dove la guerra non si è  mai spenta. 

In un contesto cosi’ difficile, spicca tuttavia la posizione assunta da Yarid Lapid, il primo Ministro israeliano il quale, davanti all’Assemblea generale dell’ONU ha riportato alla luce la visione “di due Stati per due Popoli”, una prospettiva di pace per i Palestinesi relegata da tempo in un irrealizzabile secondo piano. 

Nel frattempo la guerra in Ucraina continua, con le sue ricadute sulla divisione del mondo e con il pericolo che l’Occidente e l’Europa si ritrovino sempre più isolati di fronte a tale prospettiva. Un pericolo che rappresenta la sfida più importante, oggi, in seno all’ ONU e a quello che rappresenta.

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