
La transizione verso una pubblica amministrazione a portata di clic continua a guadagnare terreno in tutta l’Unione Europea. Secondo gli ultimi dati diffusi da Eurostat per il 2025, quasi tre quarti dei cittadini europei (il 71,9% nella fascia d’età 16-74 anni) hanno utilizzato siti web o applicazioni delle autorità pubbliche. Un segnale positivo, che segna una crescita di quasi due punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Tuttavia, sotto la superficie di questa media incoraggiante si nasconde un’Europa che viaggia a due velocità. A guidare la rivoluzione dei servizi digitali è indubbiamente il Nord: in Danimarca lo “Stato smart” è ormai la normalità per la quasi totalità della popolazione (98%), seguita a ruota da Paesi Bassi, Finlandia e Svezia, tutti saldamente sopra la soglia del 96%. Per questi cittadini, la rete è lo strumento privilegiato per reperire informazioni, consultare dati personali o inviare dichiarazioni dei redditi.
E l’Italia? Purtroppo, il nostro Paese si trova ancora una volta a dover inseguire. Con appena il 57,7% dei cittadini che usufruisce abitualmente dei servizi di e-government, ci collochiamo nelle retrovie della classifica continentale. All’interno dell’UE, infatti, facciamo meglio soltanto di Bulgaria (36%) e Romania (24,1%).
Questo netto divario geografico evidenzia una sfida cruciale per i nostri territori. Mentre in gran parte del Nord Europa prenotare un appuntamento istituzionale o scaricare un modulo ufficiale dallo smartphone è la norma, da noi l’alfabetizzazione digitale fatica a diventare patrimonio comune. Un ritardo che ostacola il rapporto tra cittadini e istituzioni. Colmare questa distanza non è più una semplice opzione di ammodernamento, ma un passaggio obbligato per garantire un’inclusione digitale reale e non restare ai margini dell’Europa di domani.
Per ulteriori informazioni: Il 72% delle persone nell’UE fa uso di servizi online europei












