Corte Europea di Giustizia, questa sconosciuta

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L’architettura istituzionale dell’Unione Europea non manca di complessità ed è comprensibile che i cittadini europei si perdano nei suoi tortuosi meandri, con gravi rischi per la comprensione dei suoi presidi democratici.

Un’Istituzione UE rischia di farne le spese in particolare, a causa della poca conoscenza che se ne ha, nonostante il grande ruolo che svolge a sostegno della vita democratica in una stagione che vede quest’ultima indebolita, quando non minacciata.

Si tratta  della “Corte europea di giustizia”, Istituzione UE con sede in Lussemburgo, dove siede anche la “Corte europea dei diritti dell’uomo”, (CEDU), organo invece del Consiglio di Europa. Quest’ultima è un’Istituzione pan-europea creata nel 1949, composta oggi da 47 Stati, quasi il doppio di quelli dell’UE, ma con minori interrelazioni tra di loro e con poteri per la CEDU di gran lunga inferiori rispetto a quelli della Corte europea di giustizia.

Evitata quindi la confusione tra le due Istituzioni, vale la pena concentrarsi sulla Corte europea di giustizia per meglio conoscere il suo ruolo e le sue attività, in particolare all’indomani della pubblicazione della sua Relazione annuale 2019. Si tratta di una conoscenza particolarmente opportuna in una stagione che vede anche l’UE sotto pressione per i rischi che corre lo Stato di diritto, non solo in Polonia e Ungheria (oggi oggetto di pesanti procedure per infrazione alla democrazia), ma anche altrove.

La Corte, interprete del diritto comunitario, potrebbe in qualche modo essere assimilata a una sorta di Corte costituzionale (in attesa che l’UE abbia una Costituzione) chiamata, tra l’altro a dirimere eventuali conflitti con le legislazioni nazionali e a vegliare perché il diritto comunitario venga applicato allo stesso modo in ogni Paese UE.

Questo suo ruolo risulta evidente dalle numerose sentenze emesse nel corso del 2019 e, tra le altre del 2020, da due recenti della settimana scorsa.

Nel 2019 sono state 1905 le cause promosse e 1739 quelle definite, con una durata media dei procedimenti di 14,4 mesi. I temi affrontati vanno da salute e ambiente ai diritti e doveri dei migranti, dalla salvaguardia dello Stato di diritto alla protezione dei dati personali e internet, dalla tutela dei diritti dei lavoratori a quelli dei consumatori, fino al rispetto della proprietà intellettuale e alla correttezza degli aiuti di Stato.

Tra tutti questi temi uno in particolare merita di essere messo in evidenza, quello del rispetto dello Stato di diritto, oggetto di molteplici sentenze della Corte, una di queste la settimana scorsa. Nel 2019 la Corte si è pronunciata più volte sul rispetto dello Stato di diritto, in particolare per quanto riguarda l’indipendenza della magistratura dal potere esecutivo e legislativo. Destinataria dei richiami è stata, tra gli altri, la Polonia per la riforma degli organi giurisdizionali e a proposito dell’età del pensionamento dei magistrati. 

Nello stesso settore la settimana scorsa la Corte è intervenuta con una sentenza a protezione della libertà di insegnamento da parte di un’Università in Ungheria, un altro Paese da tempo sotto i riflettori delle Istituzioni per le continue infrazioni alle regole comunitarie da parte del Premier Viktor Orban.

Solo di qualche giorno fa è invece una complessa sentenza, in risposta a un ricorso francese, in materia di protezione dei dati personali accessibili alle forze di polizia solo a precise condizioni, senza una possibilità generalizzata di accedere ai dati conservati dagli operatori telefonici. Come noto, si tratta di un tema estremamente sensibile sul quale l’Unione Europea si muove all’avanguardia, ma su un terreno con problemi difficile da regolamentare, soprattutto se in assenza di una coerente legislazione internazionale.

Sono questi solo alcuni accenni all’intenso lavoro della Corte di giustizia, un presidio importante per la convivenza democratica nell’Unione Europea, a difesa dei diritti e contro discriminazioni e comportamenti nazionali che non rispettano i valori fondanti del progetto comunitario.  

1 COMMENTO

  1. L’IGNORANZA è la cosa più evidente ,poi la confiìusione ma la nuova generazione deve capire che questa sarà l’unica cittadinanza reale tra pochi anni

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