Lo stato della democrazia nel 2026

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Uno dei temi di più scottante attualità è l’evidente crisi ed erosione della democrazia. 

Il Democracy Report 2026 dell’Istituto V-Dem dell’Università di Gothenburg analizza lo stato globale della democrazia nel 2025, il quale è tornato ai valori del 1978, con il 74% della popolazione mondiale che vive sotto dittatura. Ancora più preoccupante è il dato per cui solo il 7% della popolazione mondiale vive all’interno di democrazie liberali, dato peggiore degli ultimi cinquant’anni. Il processo di autocratizzazione in atto ha come effetto che 44 paesi siano in via di autocratizzazione, con limitazioni alla libertà di espressione, censura mediatica da parte dei governi e repressione della società civile. Questo fenomeno sta caratterizzando anche gli Stati Uniti, simbolo della democrazia liberale, che vedono un regresso ai livelli del 1965. Questo è dovuto ad un’aggressiva concertazione dei poteri nelle mani del presidente, il quale ha posto vincoli al potere legislativo tanto da ridurne il valore di un terzo. Allo stesso modo i diritti, l’indipendenza della magistratura e la libertà di espressione dei media hanno raggiunto i minimi da decenni. Inoltre, il processo di democratizzazione è fermo da un quindicennio e solo 18 paesi nel mondo sono in via di democratizzazione. In questi anni vi sono stati esempi di paesi in cui la tendenza alla deriva autoritaria è stata fermata e ribaltata, come il Brasile. Il processo di democratizzazione, tuttavia, non segue sempre un percorso lineare e positivo: è il caso dello Zambia, che ha progressivamente conosciuto una deriva verso forme di autocrazia elettorale. 

Il rapporto “The Global State of Democracy 2026: Democracy in an Age of Conflict”, analizza la situazione della democrazia a livello globale, sottolineando come le tensioni geopolitiche e le disuguaglianze economiche stiano mettendo a dura prova le istituzioni democratiche. Tra il 2020 e il 2025, l’81% dei Paesi analizzati non ha registrato cambiamenti sul piano democratico, a conferma di una generale stagnazione. Nei Paesi in cui si sono verificati dei cambiamenti, inoltre, si è spesso osservato un peggioramento rispetto al 2020. La categoria più colpita è lo Stato di diritto, con un peggioramento dell’indipendenza giudiziaria e pressioni del diritto internazionale, a cui si accompagna un calo della libertà di stampa, della libertà di espressione e di accesso alla giustizia. Inoltre, secondo l’Uppsala Conflict Data Program (UCDP), si è raggiunto il numero più alto di conflitti attivi dal 1946. I Paesi a metà strada tra democrazia e autocrazia risultano più esposti ai conflitti, e il rapporto conferma la cosiddetta “pace democratica”: due democrazie difficilmente entrano in guerra tra loro. Tuttavia, il peggioramento della qualità democratica ne mette a rischio la stabilità. Per questo, la comunità internazionale invita a investire nella democrazia come strumento di sicurezza, sostenere la società civile e concentrare le risorse nei Paesi in cui il declino democratico può minacciare la stabilità regionale.

Infine, il rapporto “Freedom in the World 2026: The Growing Shadow of Autocracy” valuta la salute dei diritti politici e delle libertà civili in 195 Paesi nel 2025, segnalando per il ventesimo anno consecutivo un declino globale delle libertà. Nel complesso dei Paesi analizzati, 54 hanno registrato un deterioramento, contro i 35 che hanno registrato un miglioramento. I cali di punteggio più consistenti si sono registrati in USA, Bulgaria e Italia, portando ad un calo complessivo della libertà di sei volte rispetto ai Paesi che sono progrediti.  Il rapporto Individua quattro minacce primarie: violenza e conflitti armati, colpi di stato militari con il rovesciamento dei legittimi governi, erosione delle istituzioni democratiche con manipolazione dei processi elettorali e indebolimento del sistema giudiziario e legislativo, oltre all’uso sistematico di strutture e risorse statali contro oppositori e critici. Il rapporto evidenzia, inoltre, le tre libertà fondamentali che hanno riportato più danni: la libertà dei media (minacciata dalla censura e dagli arresti dei giornalisti), la libertà di espressione personale (limitata da processi per reati d’opinione) e il diritto al giusto processo (a causa del controllo politico su tribunali e polizia). Il rapporto suggerisce, infine, di migliorare la collaborazione tra Paesi per difendere il diritto internazionale, di ridurre la dipendenza economica da regimi autoritari e di combattere la corruzione transnazionale, oltre a creare sistemi di finanziamento pubblico-privati per sostenere la società civile e difendere i diritti umani in pericolo. 

Per maggiori informazioni: Democracy Report 2026 dell’Istituto V-Dem dell’Università di Gothenburg, The Global State of Democracy 2026: Democracy in an Age of Conflict, Freedom in the World 2026: The Growing Shadow of Autocracy

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