L’Unione europea deve rafforzare le misure a tutela delle persone con disabilità, introducendo strumenti più incisivi e vincolanti per garantire pari opportunità e piena partecipazione alla vita sociale. È questo il messaggio centrale del parere adottato dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) sulla strategia rafforzata dell’UE per i diritti delle persone con disabilità 2026-2030.
Secondo i dati della Commissione europea, quasi una persona su quattro tra gli adulti dell’UE, per un totale di circa 90 milioni di persone, convive con una disabilità o un problema di salute. Le disuguaglianze restano significative: il divario occupazionale rispetto alle persone senza disabilità raggiunge circa 24 punti percentuali, mentre il 28,7% delle persone con disabilità è a rischio di povertà o esclusione sociale, contro il 17,9% del resto della popolazione.
Il CESE riconosce alcuni aspetti positivi della strategia presentata dalla Commissione il 6 maggio 2026, tra cui il miglioramento dell’accessibilità dei trasporti, lo sviluppo delle tecnologie assistive, la promozione dell’istruzione e dell’occupazione inclusive e il sostegno alla vita indipendente. Tuttavia, secondo il Comitato, mancano impegni legislativi sufficientemente ambiziosi e vincolanti per trasformare questi obiettivi in risultati concreti.
Tra le criticità segnalate figurano anche l’assenza di ulteriori misure per facilitare la libera circolazione delle persone con disabilità tra gli Stati membri, la mancata istituzione di un’agenzia europea dedicata all’accessibilità e la necessità di contrastare eventuali discriminazioni legate all’utilizzo dell’intelligenza artificiale nei processi di selezione e gestione del personale.
Il Comitato chiede inoltre una raccolta di dati più sistematica e confrontabile tra i Paesi europei, indispensabile per verificare i progressi e valutare l’effettiva attuazione delle politiche.
Il messaggio del CESE è chiaro: le persone con disabilità e le loro organizzazioni devono essere coinvolte direttamente nella definizione, nell’attuazione e nel controllo delle politiche che le riguardano. Perché l’inclusione non può fermarsi alle dichiarazioni di principio, ma deve tradursi in diritti effettivi, opportunità concrete e pari dignità per tutti.
Per approfondire: Diritti delle persone con disabilità: servono azioni concrete, non soltanto impegni













