L’escalation sul bilancio UE tra tagli, veti e la protesta dei Commissari

7

La trattativa sul Quadro Finanziario Pluriennale (QFP) 2028-2034 è entrata nel vivo con la presentazione del Negotiating Box promosso dalla presidenza irlandese, che fissa il bilancio complessivo a 1.622 miliardi di euro (a prezzi costanti del 2025), un ridimensionamento globale dell’8 % rispetto alla proposta della Commissione europea di luglio 2025.

Nello specifico, Dublino ha previsto tagli del 3% ai fondi strutturali, agricoli e di coesione della prima rubrica (ora a 914 miliardi di euro), del 13 % sulla competitività (ridotta a 456 miliardi), e del 17% alla cooperazione e al ruolo globale dell’UE (con 157 miliardi rimasti). La quarta e ultima rubrica, che include le spese per la Pubblica Amministrazione europea, ha subito una sforbiciata dell’8,8 %, attestandosi così a 95 miliardi.

Il Parlamento europeo si è opposto alla proposta irlandese, che ha accantonato le risorse proprie presentate ad aprile dall’istituzione, ma insiste sul pacchetto proposto dalla Commissione da 55 miliardi di euro all’anno derivanti da tasse sull’importazione di beni ad alta intensità di carbonio, emissioni industriali, tabacco, rifiuti elettronici e grandi aziende.

Le tensioni emerse sulla bozza irlandese al Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, spaccato tra la linea di rigore dei Paesi “frugali” guidati dalla Germania e il fronte degli “Amici della coesione” guidato dall’Italia, si sono puntualmente tradotte in uno stallo, dove l’impianto complessivo da 141 miliardi di euro di tagli è stato sostanzialmente respinto data l’assenza di unanimità. Di fronte ai disaccordi, diversi leader europei, tra cui la premier italiana Giorgia Meloni e il primo ministro svedese Ulf Kristersson, hanno apertamente rifiutato di vincolarsi alla scadenza formale di dicembre 2026, sostenendo che la qualità dell’accordo debba prevalere sul calendario.

Per sbloccare la situazione, il Presidente del Consiglio europeo António Costa ha preso in mano le trattative per elaborare un nuovo testo di compromesso che limiti i contributi nazionali al bilancio europeo e introduca nuove risorse proprie, in vista di un vertice straordinario fissato per il 26 novembre. Questo slittamento solleva tuttavia forti preoccupazioni, poiché il prolungamento dei negoziati nel 2027 rischia di sovrapporsi a una numerosa serie di elezioni nazionali.

A complicare ulteriormente il quadro è arrivata la presa di posizione diretta dell’esecutivo comunitario: cinque Commissari europei, guidati dall’Alto Rappresentante Kaja Kallas insieme a Marta Kos, Dubravka Šuica, Jozef Síkela e Hadja Lahbib, hanno inviato una lettera formale per opporsi al taglio del 17,4% prospettato sul programma Global Europe. Gli alti funzionari hanno ammonito che ridurre le risorse per l’azione esterna comprometterebbe la sicurezza, la stabilità e la credibilità geopolitica dell’Unione nei confronti dei Paesi partner, cercando così di orientare la nuova proposta che Costa si appresta a presentare prima dell’incontro di novembre.

Per approfondire

Bilancio UE: l’Irlanda propone tagli da 141 miliardi per accontentare i Paesi ‘frugali’

Tagliate il bilancio UE e perdiamo tutti

Cinque Commissari europei contro il tagli alla cooperazione globale dell’UE

Lotta inconcludente al vertice UE mette in dubbio la scadenza per l’approvazione del bilancio

Articolo precedenteGiornata internazionale per l’eliminazione della povertà: una casa sicura per tutti

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here