Al Consiglio europeo la notte porti consiglio

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La notte che il mondo sta vivendo vede i sogni lasciare il posto agli incubi, mentre l’alba sembra ancora lontana. La popolano guerre che, allargandosi, crescono di intensità moltiplicando oggi le vittime e minacciandone molte altre in futuro.

Non è al riparo da queste minacce nemmeno la “pacifica” Unione Europea, dopo oltre quattro anni dall’aggressione della Russia all’Ucraina e dopo il massacro terroristico del 7 ottobre 2023 e quello, di smisurate dimensioni, scatenato dalla risposta di Israele e dalla guerra all’Iran degli USA, aumentando i pericoli e strozzando commercio ed economia internazionale.

Era questa, tra l’altro, la notte che viveva l’Unione Europea nel momento in cui si è riunito a Bruxelles il Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo dei Paesi UE, la massima istituzione comunitaria responsabile della pace e del benessere dei 450 milioni di cittadini che vi abitano. 

Sul tavolo pesava una fitta lista di urgenze da affrontare, alcune in attesa di decisioni non rinviabili. Tra queste, la risposta alle “sfide globali all’UE”, la definizione del bilancio UE 2028-2034, i costi dell’energia, il sostegno all’Ucraina e la sicurezza e difesa europee e la strategia verso i migranti. Nella lettera di invito alla riunione del Consiglio europeo non c’era traccia di nomi, in particolare dei responsabili maggiori della notte che viviamo: non quello di Vladimir Putin, né di Donald Trump, né di Benjamin Netanyahu. Farli quei nomi non era necessario: erano nella mente di tutti.

Eppure sarebbe stato bene cominciare di lì, volendo affrontare seriamente le cosiddette “sfide globali”, quelle alimentate dal ritorno di imperi prepotenti, concordi nel violare il diritto internazionale a spese di interessi economici immediati e a preservazione del proprio potere, da parte di chi è umiliato dalla resistenza ucraina e di chi è confrontato negli USA ad imminenti elezioni che potrebbero indebolirne lo strapotere.

Due omissioni di nomi di diversa responsabilità: nel caso di Putin, un’omissione comprensibile considerata la sua totale indisponibilità al dialogo; nel caso di Trump, inaccettabile vista la sua innata predisposizione al tradimento dei patti tra alleati e al ricatto nei loro confronti.

Quanto alla cautela nei confronti di Trump già ne avevamo avuto sentore nell’intervento di Giorgia Meloni davanti al Parlamento mercoledì quando si limitò a dichiarare “rischioso” l’accordo USA con Putin sul gasolio, dimenticando tutto il resto che ne sarebbe seguito.

Al Consiglio europeo hanno prevalso temi certo importanti: quello della competitività e dei costi dell’energia, con l’allentamento di qualche vincolo alle regole liberamente condivise e qualche soldo da utilizzare in vista delle prossime elezioni; il nodo irrisolto delle future risorse finanziarie dell’UE, in un “Tesoro” comunitario, alimentato a stento ma volentieri sfruttato e, liturgia abituale, qualche buona parola in favore dei futuri allargamenti dell’UE, meglio se rinviati a tempi migliori.

Su questi punti l’Italia si è distinta per chiedere flessibilità e aperture agli altri governi, senza per ora convincerli: in parte perché eccessiva nell’insistenza di cambiare le regole e consentire ulteriore flessibilità, per dare ossigeno a debito all’Italia, e nella richiesta di favorirla nel futuro bilancio, in parte anche  per le sue deboli alleanze, prevalentemente con Paesi dell’est, a fronte del più forte cartello dei Paesi “frugali” del nord, guidati dalla Germania.

Naturalmente non sono mancati altri temi, come quello ossessivo ma anche divisivo sulle minacce dei flussi migratori, brandite in un crescendo a servizio di un consenso elettorale, esagerandone le dimensioni e dimenticandone i contributi possibili a questa Europa che invecchia e manca di lavoratori.

Per concludere una buona notizia per un’Unione divisa su molti temi importanti ma compatta, in attesa di impegni concreti, nel sostegno all’Ucraina aggredita da Putin e tradita dal compare in affari Trump. Almeno qui, ed era indispensabile, la notte del mondo ha portato consiglio al Consiglio europeo.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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