Il 29 settembre la Commissione ha proposto un piano in cinque punti per prevenire, anticipare e rispondere agli arrivi illegali improvvisi e di massa, con l’obiettivo di rafforzare la sicurezza delle frontiere esterne dell’UE.
Nell’ultimo anno nell’UE si è registrato il livello più basso di attraversamenti illegali delle frontiere. Tuttavia il recente evento di Ceuta ha riportato l’attenzione sul tema, e dimostrato l’esigenza di far evolvere gli strumenti attualmente messi in campo per la gestione dei flussi irregolari. In risposta a ciò, la presidente von der Leyen ha definito cinque settori chiave per orientare l’azione dell’UE in questo campo, facendo riferimento alla strategia in materia di migrazione e asilo varata a gennaio dell’anno in corso:
- Rafforzare la cooperazione con i paesi partner per prevenire la migrazione illegale: la Commissione propone di rafforzare la collaborazione con i Paesi di origine e transito dei migranti, sia per affrontare le cause profonde della migrazione irregolare, attraverso opportunità di formazione, lavoro e mobilità legale e sicura verso l’UE, sia per migliorare il controllo delle frontiere. A tal fine, si punta a intensificare lo scambio di informazioni e la cooperazione tra le agenzie europee e i paesi partner per monitorare i flussi migratori, individuare i rischi e contrastare le reti criminali.
- Rafforzare le frontiere esterne dell’UE: sebbene la protezione delle frontiere esterne dell’UE sia principalmente di competenza degli Stati membri, l’Unione intensificherà il suo sostegno per scoraggiare e rispondere a future emergenze o crisi, attivando il meccanismo unionale di protezione civile, ma anche lavorando ad un nuovo quadro europeo di risposta alle emergenze e proponendo un rafforzamento di Frontex attraverso un corpo permanente il cui personale e le cui attrezzature possano essere immediatamente dispiegati e avere un ruolo più incisivo sui rimpatri.
- Migliorare il monitoraggio, la conoscenza situazionale e i sistemi di allarme rapido: per prevenire future crisi e migliorare il monitoraggio delle frontiere esterne, il piano prevede di rafforzare il ruolo di Frontex, anche attraverso il monitoraggio dei social media, e di migliorare la tempestività dello scambio di informazioni tra gli Stati membri. Si punta inoltre a rispondere rapidamente alle nuove tendenze migratorie e alla disinformazione, rafforzando la cooperazione con le piattaforme online per individuare contenuti che favoriscono la migrazione irregolare.
- Smantellare le reti del traffico e della tratta di migranti: per contrastare il traffico di migranti, la Commissione europea chiede di accelerare l’adozione di sanzioni contro i trafficanti, rafforzare la normativa sul favoreggiamento dell’immigrazione irregolare e potenziare il mandato di Europol. È inoltre prevista una maggiore cooperazione con le piattaforme digitali e gli operatori finanziari per individuare e contrastare le attività criminali online.
- Rafforzamento dei rimpatri: per rendere più efficaci i rimpatri delle persone che non hanno diritto a restare nell’UE, la Commissione propone di rafforzare la cooperazione con i Paesi terzi e il ruolo di Frontex, utilizzando anche strumenti commerciali, di cooperazione allo sviluppo e di politica dei visti. Agli Stati membri si chiede inoltre di semplificare e digitalizzare le procedure di rimpatrio, riducendo gli oneri amministrativi.
Con questo piano in cinque punti la Commissione ha messo in chiaro ancora una volta la priorità del controllo e della sicurezza delle frontiere esterne dell’UE: tuttavia, come accaduto per il Nuovo Patto su migrazione e asilo, questi punti lasciano in secondo piano l’aspetto dei diritti delle persone migranti. L’Europa dispone di un sistema giuridico che riconosce il diritto d’asilo, il principio di non-refoulement, la tutela dei minori e una serie di garanzie fondamentali: tuttavia, proprio perché questi diritti esistono, viene da chiedersi quanto siano effettivamente accessibili a chi arriva ai confini dell’UE, soprattutto se priorità assoluta viene data all’aspetto della sicurezza. E questo mette alla luce un altro tema: una delle grandi contraddizioni del nostro sistema è che il diritto di chiedere asilo esiste, ma non sempre esistono vie sicure e legali per arrivare a esercitarlo. Un piano per prevenire, anticipare e rispondere agli arrivi illegali dovrebbe tenere conto di questi aspetti, implementando vie sicure e legali per chi ha diritto di cercare rifugio in Europa. Perché il vero confine dell’Europa non dovrebbe essere quello oltre il quale finiscono i diritti, ma quello entro il quale l’Europa dimostra di saperli difendere.
Per approfondire: Staying the course on migration reform













