Vigilia di Consiglio europeo

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È stata un’altra settimana densa di avvenimenti, quella vissuta in questi giorni dall’Unione Europea.
È cominciata bene, con due positivi risultati elettorali, dentro l’UE e ai suoi immediati confini. <!–more–>
Il primo, il responso delle elezioni in Finlandia, un Paese geograficamente periferico, ma al centro del dibattito politico europeo per la sua partecipazione critica all’euro e per le sue reticenze sul Fondo salva-Stati a sostegno dei paesi in difficoltà finanziarie. Domenica scorsa vi è stato il primo turno delle elezioni presidenziali e gli euroscettici sono finiti fuori dalla contesa elettorale che si concluderà con il ballottaggio del prossimo 5 febbraio, al quale si presenta in testa il candidato conservatore favorevole all’euro.
L’altra buona notizia è arrivata dall’esito del referendum in Croazia sull’adesione del Paese all’UE: di quanti – meno del 50% – si sono recati alle urne, due su tre hanno votato in favore dell’ingresso nell’UE, nonostante il suo momento difficile per la crisi finanziaria e le difficoltà dell’euro. Adesso tocca ai Paesi dell’UE ratificare il Trattato di adesione e, a luglio del 2013, la Croazia diventerà il ventottesimo Stato membro.
Più contrastate le notizie in arrivo da Bruxelles, dove accelera il negoziato sull’Accordo a 26, la cui adozione potrebbe avvenire nel Consiglio europeo di fine mese, mentre è ancora una volta rinviata la risposta alla crisi greca e la decisione sul Fondo salva-Stati.
Nel caso dell’Accordo a 26, si tratta di un ‘trattato’ intergovernativo, fortemente voluto dalla Merkel e osteggiato dalla Gran Bretagna, destinato a imporre regole severe per il controllo del deficit e la riduzione del debito, che interessa molto da vicino l’Italia.
In discussione alcuni punti sensibili: come valutare la composizione del debito pubblico e il periodo per una sua realistica riduzione, quale criterio per tenere sotto controllo il deficit senza paralizzare l’economia, quali ‘automatismi’ delle sanzioni per chi è in infrazione e con quali modalità deciderne l’applicazione? Collegata a queste risposte, la decisione sul Fondo salva-Stati, la sua dotazione e la sua entrata in vigore prima che sia troppo tardi e che, come ci ha ricordato il Fondo monetario internazionale, Spagna e Italia vadano gambe all’aria, mettendo in crisi l’intero sistema?
Al tavolo dei negoziati, il Presidente Monti si è presentato forte delle manovre decise a Roma dal suo governo e da una tregua da parte dei mercati, ma indebolito dalle fibrillazioni di forze politiche che dovrebbero sostenerlo, dai ricatti della Lega verso il suo ex-alleato del Popolo della Libertà e da altre irresponsabili demagogie di diverso colore.
In questo clima inquietano non poco Bruxelles anche le proteste esplose in tutta Italia, con forme ai limiti della legalità, da parte di mille corporazioni in gara tra loro per fare ostacolo a misure di razionalizzazione e ammodernamento di un Paese, che ha talmente tanto parlato di riforme da non aver trovato più il tempo per farle.
Mancano ormai pochi giorni al Consiglio europeo chiamato a prendere decisioni importanti, rinviate da troppo tempo e diventate con il passare dei mesi più difficili e più costose per i cittadini europei, da quelli greci a quelli italiani. Senza escludere quelli tedeschi che, piaccia o no, sono sulla nostra stessa barca e forse se ne stanno finalmente rendendo conto, come sembra cominciare a pensare anche la Cancelliera Merkel.

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