USA-UE: per un’alleanza economico-commerciale

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Sarà un caso, ma la rivelazione sullo spionaggio americano è arrivata al momento giusto per rendere più difficili i negoziati, appena annunciati, su un’alleanza commerciale e economica tra Stati Uniti e Unione Europea. Si tratta di due alleati che, dal dopoguerra in poi, hanno collaborato politicamente e militarmente, senza risparmiarsi qualche tensione sui mercati mondiali, come avviene tra amici-concorrenti.

Nella seconda metà del ‘900 l’alleanza fu soprattutto militare e politica, con un’attenzione particolare degli USA alla ricostruzione dell’Europa, prima con il Piano Marshall e poi con un sostegno alla costruzione delle prime Comunità europee, considerata un utile argine al blocco sovietico. L’atteggiamento andò mutando nel tempo quando l’Europa si rafforzò come concorrente, fino a dotarsi di una politica commerciale comune e di una moneta unica, accentuando le prospettive di competizione con il suo tradizionale alleato.

Dopo la caduta del Muro di Berlino e la fine – almeno così si sperò  allora – della guerra fredda, per l’Europa si profilò l’occasione di riproporsi sulla scena internazionale con un volto nuovo, raddoppiando il numero dei suoi Stati membri e dilatando il suo mercato interno, forte di mezzo miliardo di cittadini-consumatori.

Non sempre però numeri importanti si traducono in forza politica: l’Unione Europea, frenata dal ritorno di presunte sovranità nazionali e stremata da una crisi finanziaria e economica senza precedenti, perse terreno e ruolo in un mondo globale dove gli USA puntavano ad un ruolo egemonico di unica superpotenza sopravvissuta, proprio mentre crescevano le ambizioni di nuove economie emergenti, come la Cina e l’India, e tentava un ritorno sulla scena internazionale la Russia di Putin, delineando un nuovo mondo multipolare.

Il quadro geopolitico in cui si inserisce oggi la vicenda dello spionaggio americano, che non ha risparmiato gli alleati-concorrenti europei, e il nuovo progetto di alleanza economico-commerciale USA-UE è molto cambiato negli ultimi tempi, con un’Europa politicamente irrilevante e gli USA in tensione con la Russia e alla ricerca di un’intesa problematica con la Cina.

Così si spiega, almeno in parte, il nuovo progetto di alleanza tra le due sponde dell’Atlantico con l’obiettivo di evitare un declino progressivo dell’Occidente, non solo commerciale e economico, ma anche militare e politico.

Resta da vedere come l’UE si posizioni in questo delicato negoziato, tenuto conto non tanto del nervosismo provocato dalle scorribande degli spionaggi – al plurale: scagli la prima pietra chi è innocente – ma delle divergenze interne in Europa, con Paesi restii a entrare in questo gioco di opportunità e rischi, come è già accaduto per la Francia gelosa, non senza ragioni, della sua produzione culturale, insofferente verso forme di liberismo commerciale.

Su questo versante l’Italia si muove con comprensibile circospezione, ma non nasconde un suo atteggiamento sostanzialmente favorevole alla nuova alleanza: lo dimostrano gli interventi del nostro ministro degli esteri, Emma Bonino, chiamata a trovare un difficile punto di equilibrio tra la sua ispirazione liberale per quanto riguarda l’apertura dei mercati e le sue convinzioni di federalista europea, disponibile alla condivisione di regole all’interno dell’UE. Se il governo delle larghe intese arriva vivo fino al suo turno di Presidenza dell’UE nel secondo semestre del 2014, potrebbe essere un’occasione ghiotta per l’Italia di provare a tenere insieme libero mercato transatlantico e rafforzamento delle politiche economiche europee.

Può sembrare un miracolo, ma con i tempi che corrono perché rinunciare anche a questa fragile prospettiva?

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