Unione Europea nel vortice delle emergenze

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Questo 2022 avremmo dovuto trovare un po’ di serenità all’uscita dal tunnel del Covid, con l’economia rilanciata grazie al sostegno straordinario delle risorse europee, prioritariamente destinate alla transizione ecologica per la salvaguardia del pianeta, grazie anche al nuovo tridente politico franco-tedesco-italiano al timone dell’UE.

Purtroppo sta andando tutto molto diversamente. Il quadro politico europeo è ad alta instabilità: in Francia Emmanuel Macron è uscito con le ossa rotte dalle elezioni, in Germania la coalizione a tre stenta a trovare un’intesa su priorità importanti, con un’economia aggravata da una caduta degli scambi commerciali e l’Italia è già entrata in campagna elettorale e nessuno sa quanto possa ancora tenere la diga Draghi.

L’invasione russa ha provocato morte e distruzione in Ucraina e sta originando uno tsunami economico e sociale di dimensioni straordinarie che rischia di travolgere non solo l’Europa, ma anche molte altre regioni del mondo. Alla brutalità delle armi tradizionali la guerra ha aggiunto quelle vitali dell’energia e dell’alimentazione, generando tassi di inflazione che non si vedevano da decenni e che fanno presagire turbolenze sociali nel prossimo autunno, con l’incubo della chiusura di migliaia di aziende nella sola Italia.

In questo contesto difficile l’Unione Europea è impegnata su più fronti: naturalmente quello della sicurezza e della difesa, quello dell’emergenza economica e sociale, nella quale prendono rilievo due politiche prioritarie e tra loro intrecciate: la politica energetica e la transizione ecologica.

La politica energetica UE, ad oggi improprio definire comune, cerca di rafforzare il coordinamento delle politiche nazionali con l’elaborazione di un Piano straordinario per far fronte alla crescente riduzione delle forniture russe e preparando una base per una decisione in autunno sul tetto al prezzo del gas, come sollecitato con insistenza in particolare da Draghi.

Peserà molto sulle politiche energetiche nazionali anche la recente decisione di considerare gas e nucleare energie “colorate di verde” cui consentire l’accesso a finanziamenti europei: una misura fortemente contrastata in seno al Parlamento europeo e che non mancherà di creare non poche turbolenze anche in Italia, reduce dal referendum del lontano 1987 quando, all’indomani del disastro di Chernobyl, una larga maggioranza di italiani manifestò la propria contrarietà alla costruzione di centrali nucleari.

Sempre sul versante della transizione ecologica la Commissione europea, sostenuta dal Parlamento, ha ottenuto l’accordo, con qualche deroga, per il blocco a partire del 2035 dell’immatricolazione di nuove auto a benzina o diesel, senza tuttavia impedirne l’esportazione al di fuori dell’UE.

Si tratta di decisioni che traducono il tentativo di rispondere alle crescenti emergenze energetiche mantenendo però il timone sugli obiettivi di lotta al surriscaldamento climatico, nonostante l’imprevista crisi ucraina con pesanti conseguenze destinate a prolungarsi e, probabilmente aggravarsi, per l’Unione Europea.

La transizione ecologica, diventata sempre più necessaria e urgente, visti i fenomeni climatici estremi cui assistiamo (e la tragedia della Marmolada è solo un segnale tra i tanti), andrà coniugata con forti investimenti nell’innovazione e nelle nuove tecnologie, adattandola alle differenti condizioni nazionali, tenendo particolarmente conto delle ricadute occupazionali già aggravate dalla “economia di guerra” nella quale l’UE suo malgrado è coinvolta.

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