Unione Europea e crisi italiana

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Ci sono molti protagonisti, o presunti tali, in questa infinita crisi politica italiana. Si potrebbero citare i nomi di leader in provvisoria ascesa e di altri in rapida discesa, con fuochi d’artificio di ultimatum e illusioni di impossibili compromessi all’ombra di sponsor veri o finti, da Donald Trump a Papa Francesco, per non parlare di Padre Pio.
Forse un protagonista più discreto, e probabilmente più efficace, porta il nome di Unione Europea di cui l’Italia è una parte ancora importante, anche se meno di quanto lo fu nei primi anni di storia della Comunità europea a Sei, prima degli allargamenti che ci hanno portato a questa Unione provvisoriamente a Ventotto.
L’Unione Europea però resta importante per l’Italia, e c’è da augurarsi che lo sia sempre di più, in un mondo di grandi potenze regionali dove poco contano staterelli come il nostro, non solo piccolo di dimensioni fisiche ma ancor più per visione e forza economica e politica.
Questa importanza dell’Unione si avverte anche nell’irrisolta crisi in corso in Italia nata, prima che negli show del Salvini da spiaggia, nel voto con i quali i grillini diedero il loro consenso alla nuova presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, rompendo a Strasburgo l’alleanza con la Lega e schierandosi con popolari, socialisti e liberali.
Se i grillini non fossero i grillini, ci si sarebbe potuto aspettare altri passi coerenti nella stessa direzione: una prospettiva di nuove alleanze che Romano Prodi, un intenditore in materia, tradusse nell’ipotesi di una “coalizione Orsola”, versione italiana dell’alleanza prodottasi nel Parlamento europeo a sostegno di Ursula VDL.
A quella prospettiva dettero un contributo importante Matteo Salvini e Giuseppe Conte: il primo scatenando un’inedita e potenzialmente suicida crisi d’agosto, il secondo riciclandosi rapidamente da “avvocato del popolo” ad “avvocato d’Europa” e, perché no, dei grillini che restavano pur sempre nel Parlamento italiano il partito di maggioranza relativa.
Il seguito è noto, con i grillini orientati – sempre che di “orientamento” si possa parlare vista la loro natura – a rompere anche in Italia l’alleanza verde-gialla e con il Partito democratico costretto, in questa partita di poker, ad “andare a vedere” le carte del potenziale nuovo partner.
Al tavolo di quella partita, prudentemente silenzioso, c’era e c’è un “convitato di pietra” che osserva, teme e spera: è l’Unione Europea, con i suoi massimi responsabili, tanto comunitari che nazionali.
Come il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, pieno di elogi per il Conte “europeo”, la neo-presidente VDL in nervosa attesa della conclusione della crisi per affidare l’ultima poltrona all’Italia nella futura Commissione europea e anche, e non è una novità, il rozzo e maldestro commissario tedesco, Ottinger, pronto a promettere ricompense all’Italia se farà la brava.
Anche più silenziosi, ma non meno attenti, i leader politici nazionali: Angela Merkel che ha già abbastanza grane in casa sua per non gradirne altre in provenienza dall’Italia; Emmanuel Macron, che pur con qualche parola di troppo, gradirebbe ai suoi confini un Paese alleato nell’UE; la Spagna, politicamente fragile non meno dell’Italia, alla ricerca di un’intesa nel Mediterraneo.
Tace comprensibilmente l’impossibile alleato di Salvini, il suo complice ungherese Viktor Orban, e ha altro cui pensare Boris Johnson, dopo aver imbavagliato il Parlamento britannico alla vigilia di un sempre più probabile schianto di una Brexit senza accordo con l’UE.
Molta Europa al capezzale di questa Italia malata, con un’economia stagnante, la produzione industriale e le esportazioni in calo, la disoccupazione che torna a crescere e lo spread sempre pronto a risalire all’ennesimo ultimatum del candidato a succedere a se stesso, Luigi Di Maio.
E a Bruxelles aspettano di capire come potrà essere governata questa Italia: un’impresa difficile visto l’attuale paesaggio politico, le alleanze a prima vista contro natura tra i potenziali alleati, la prospettiva sempre incombente di un ritorno alle urne e il rischio del Paese di installarsi in un’instabilità contagiosa anche per altri Paesi europei e, quindi, per la stessa Unione.
E non è quindi un’ingerenza se l’Europa ci sorveglia da vicino e si augura una soluzione positiva alla crisi italiana: se sarà positiva per l’Italia, lo sarà anche l’Unione Europea.

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