Una democrazia europea poco rassicurante

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A leggere la “Relazione sullo Stato di diritto”, pubblicata il 17 luglio dalla Commissione europea, la prima impressione è che qualcosa migliori nell’Unione Europea, la seconda che si tratti di un messaggio destinato a rassicurare gli europei in un mondo dove tutto sembra invece peggiorare. Obiettivo nobile ma non convincente, se il documento UE risente troppo da un confronto con la vita democratica nel mondo che vede l’Europa ancora a galla in un mare dove le regole della convivenza civile si stanno inabissando di giorno in giorno.

Gli anni 2000 erano iniziati per l’Europa sulla scia della caduta del Muro di Berlino nel 1989, la dissoluzione dell’Unione Sovietica nel 1991 e il grande allargamento dell’UE verso est nel primo decennio del secolo. Fu l’alba di grandi speranze per un nuovo mondo di pace, già pericolosamente oscurata dall’attacco alle Torri gemelle a New York nel 2001 e dalla ripresa dei conflitti in Medio Oriente, ma anche illuminata dalla ritrovata democrazia in molti Paesi europei e da possibili evoluzioni del sistema politico nella nuova Russia, rapidamente congelate dall’arrivo al potere di Putin.

In questo contesto la convivenza nell’Unione Europea, “laboratorio di una democrazia tra le nazioni”, nelle parole di Norberto Bobbio, si dotò di nuove regole condivise, segnò progressi importanti con la Carta dei diritti fondamentali, inserita nel Trattato di Lisbona, dopo la delusione dell’affondamento del Progetto per una Costituzione europea. Ma l’aspettavano inattese sfide importanti, come la crisi economico-finanziaria a cavallo del 2010, la pandemia da Covid nel 2020 e due guerre ai suoi confini nel 2022 e nel 2023. Sono stati questi anche gli anni in cui si sono diffusi nell’UE movimenti populisti che hanno indebolito la “governance” comunitaria e, con essa, il rispetto delle regole e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

La “Relazione sullo Stato di diritto” in questa temperie politica prova a raccontare di un’Europa come “il luogo migliore e più sicuro in cui vivere ed investire…contribuendo a plasmare i dibattiti nazionali e a guidare le riforme in tutta l’Unione”, nelle parole dal sapore consolatorio della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen.

Meno rassicurante è il testo integrale del rapporto, tanto a proposito dei sistemi giudiziari, dove le “riforme stanno progredendo a un ritmo più lento in alcuni Stati membri”, che della lotta alla corruzione, dove “sono necessarie ulteriori azioni per rafforzare i quadri di prevenzione, come quelli alle attività di lobbying e ai conflitti di interessi, nonché per garantire l’efficacia delle indagini, dell’azione penale e delle sentenze definitive nei casi di corruzione”.

Né è più rassicurante il capitolo su “Libertà e pluralismo dei media”, nonostante riforme in corso per garantire l’indipendenza dei media del servizio pubblico ed equità nell’assegnazione della pubblicità statale e ancora non rassicura l’effettiva protezione dei giornalisti, tra l’altro da “querele temerarie”, tema sul quale la settimana scorsa è stata aperta una procedura di infrazione contro l’Italia, insieme ad un’altra dozzina di Paesi.

Ma di tutti il meno rassicurante è il quadro dei “Controlli e contrappesi istituzionali” dove  sono in corso riforme per “migliorare la certezza del diritto e la qualità legislativa”, toni gentili per dire quanto queste manchino, per proseguire denunciando “l’uso eccessivo delle procedure legislative di emergenza”.

Avendo altro spazio a disposizione si potrebbero citare le raccomandazioni all’Italia, alcune troppo evidenti in un Paese ad alta intensità di infrazione alle regole, per dover ancora girare il coltello nella piaga. In attesa che la prossima “Relazione sullo Stato di diritto” ci racconti come questo sia migliorato nell’UE, e in Italia, con le misure del 2026, grazie al  Patto sulla migrazione e altre in tema di sicurezza.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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