Un 9 maggio difficile per l’Europa. E per l’Italia

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C’è poca allegria per questo 68° compleanno dell’Unione Europea: nessuno se lo ricorda nel mondo, pochi anche in Europa e, in particolare, in Italia. Eppure il quel lontano 9 maggio del 1950 cominciava una straordinaria avventura umana e politica che avrebbe contribuito a ricostruire l’Europa ridotta in macerie dopo la Seconda guerra mondiale e a salvaguardare la pace nei Paesi dell’UE. Fu anche un positivo messaggio al mondo da parte di un continente afflitto per secoli da guerre interne e da conflitti esportati nel resto del pianeta. Per l’Italia, la proposta francese di Robert Schuman di costruire un’alleanza tra Paesi da sempre belligeranti, fu anche l’occasione per ritrovare la dignità persa con il fascismo e riscattata, almeno in parte, con la Resistenza.
Sono passati quasi settant’anni da allora, molta strada ha fatto quel patto sottoscritto a sei e oggi vissuto, non senza difficoltà, da ventotto Paesi, nell’attesa che altri partner ci raggiungano. E’ stata salvaguardata la pace, è cresciuto il benessere in Europa, si è sviluppato il commercio internazionale, hanno resistito nelle crisi gli elementi essenziali di un welfare unico al mondo, sono importanti le iniziative in favore dell’ambiente, restano combattivi quanti hanno a cuore i diritti fondamentali, nonostante derive che tendono ad eroderli, e molti continuano a coltivare il sogno di un’Europa più forte, più giusta e più solidale.
Coltivano quel sogno molti, ma non tutti e, in Italia e non solo, sempre di meno: proprio in una stagione nella quale dovremmo essere capaci di più solida coesione tra di noi e di una più generosa capacità di accoglienza. Non è da sottovalutare il segnale che mandano oggi una maggioranza di partiti politici in Italia, ostili al progetto europeo con il rischio di affossare con l’Europa anche il nostro Paese, che di quel progetto coraggioso fu tra i fondatori. E’ la cronaca triste di questi giorni di grave crisi politica e istituzionale italiana e non è certo allegro quello che capita in altri Paesi europei né nel mondo, dove soffiano pericolosi venti di guerra, come nel Medioriente ulteriormente destabilizzato da Donald Trump dopo la rottura dell’accordo sul nucleare iraniano, con il rischio di pesanti ricadute anche per l’Europa.
Sembra non essere servita a nulla la lezione del Novecento di due tragiche guerre mondiali, proprio quest’anno che ricordiamo la fine, cent’anni fa, di quella Grande Guerra che, non senza ragione, venne chiamata “Guerra europea”. Se ne ricordino in particolare, al momento del loro prossimo voto, i nuovi “ragazzi del 99”, coetanei di quelli che un secolo fa vennero mandati al massacro anche perché non c’era ancora l’Unione Europea.

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