UE alla prova della crisi economica

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E’ ormai convinzione diffusa che i conflitti i bellici in corso si ripercuoteranno pesantemente sull’Unione Europea mettendo a rischio, se non ancora la sua sicurezza, certamente la sua economia e questo anche se, come si spera, intervenisse in tempi brevi una tregua e, non troppo tardi, una pace.

Si sommano per l’Unione Europa le conseguenze del perdurante conflitto tra la Russia e l’Ucraina, con il suo corteo di distruzioni, di sanzioni e di indisponibilità di energia a prezzi contenuti e del conflitto innescato in Medio Oriente e esploso con l’aggressione all’Iran e la conseguente paralisi dei flussi commerciali con il blocco dello stretto di Hormuz.

Le conseguenze di questa situazione si annunciano preoccupanti, con una previsione della riduzione della crescita nell’UE che potrebbe anche andare incontro ad una recessione, mentre aumenta l’inflazione che potrebbe raddoppiare nel giro di pochi mesi.

Già si guarda con fondata apprensione alle future mosse della Banca centrale europea che potrebbe non tardare ad alzare i tassi di interesse con il rischio di effetti recessivi per l’economia, a cominciare dai Paesi più indebitati che vedrebbero crescere il costo degli interessi sul debito. In particolare sarebbe alto il prezzo pagato dall’Italia, ormai con il debito più alto dell’UE attorno al 138% del Prodotto interno lordo e un costo annuale per i soli interessi, oggi già attorno a 85 miliardi, destinato a salire.

E’ questa una ragione che spiega l’attuale resistenza della Commissione europea a consentire deroghe comunitarie al Patto di stabilità, come invece chiede il governo italiano, ancora vincolato a una procedura di infrazione per deficit eccessivo, certificato mercoledì dagli uffici statistici nazionale ed europeo del 3,1%, rispetto alla soglia consentita inferiore al 3%, con la conseguenza di ridurre i margini della spesa pubblica nel 2027. 

E’ in questo contesto che la Commissione europea da una parte e il Consiglio europeo dall’altra affrontano questa settimana le conseguenze della crisi innescata dalla guerra in Iran, con l’Italia alle prese in questi stessi giorni con l’adozione del Documento di finanza pubblica (DFP).

La Commissione europea avanza una proposta di misure di rallentamento della spesa, soprattutto di quella energetica: dall’invito a fissare almeno un giorno alla settimana di telelavoro al contenimento delle ore di riscaldamento e climatizzazione e altre misure relative ai costi dei trasporti. Tutto questo senza escludere un allentamento dei vincoli degli aiuti di Stati, una opportunità consentita ai Paesi con sufficienti margini di finanza pubblica, certo non il caso dell’Italia.

A fine settimana è convocato a Cipro, Paese che detiene la presidenza semestrale del Consiglio dell’UE, un Consiglio informale dei Capi di Stato e di governo con l’obiettivo di stimolare la diversificazione delle fonti energetiche, rafforzare la transizione verde con tutte le flessibilità necessarie e accelerare l’integrazione delle reti elettriche, mettendo sul tavolo gli orientamenti per il futuro bilancio settennale UE 2028-2024. Si tratta di misure che, se anche adottate rapidamente, richiederanno tempi relativamente lunghi per produrre risultati significativi.

Intanto a Roma questa sarà, per il governo italiano, la settimana dell’adozione del Documento di finanza pubblica da presentare alla Commissione europea in vista della preparazione del bilancio nazionale per il 2027, anno particolarmente sensibile con tutte le ricadute da valutare in funzione del futuro consenso in occasione delle prossime elezioni politiche. La bassa previsione della crescita, attorno allo 0,5% meno di metà di quella UE, non consente grandi margini di manovra né possono essere forzati i limiti della finanza pubblica per un governo che ha fatto della stabilità finanziaria uno dei suoi obiettivi principali.

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