Ucraina, Moldavia e Balcani: necessario ripensare il bilancio UE per sostenere l’allargamento

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L’allargamento dell’Unione Europea si sta avvicinando a una fase decisiva. Da un lato ci sono i Balcani occidentali, che attendono da anni una risposta politica chiara; dall’altro si sono aggiunte Ucraina e Moldavia, che hanno aperto i negoziati con l’UE nel 2024. In modo particolare, la guerra in Ucraina ha portato l’allargamento al centro del dibattito europeo, rendendolo una questione strategica. Non si tratta più solamente di riforme e convergenza normativa, ma ci si interroga sulla capacità dell’Unione di garantire stabilità e sicurezza del vicinato, nonché sulla possibilità di sostenere la ricostruzione di un Paese devastato da un conflitto. Questo nuovo assetto prevede una revisione necessaria del bilancio europeo, perché quello attuale è stato definito prima della guerra e non pensato per un’espansione di così ampia portata.

Secondo l’Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa (OBCT), le risorse del Quadro Finanziario Pluriennale 2021–2027 si sono rilevate limitate e non all’altezza della sfida. L’UE ha dovuto creare strumenti straordinari per le esigenze di Kiev come lo Strumento per l’Ucraina, data l’insufficienza dei fondi per l’azione esterna. Di conseguenza, il Quadro Finanziario Pluriennale 2028–2034 dovrà essere riformulato, tenendo conto che l’allargamento non può essere finanziato senza risorse aggiuntive. Infatti, non si tratta solo di una questione tecnica ma di un tema che mette in discussione la credibilità dell’Unione come soggetto geopolitico, se sarà o meno in grado di sostenere le riforme necessarie ai Paesi candidati.

La rubrica Global Europe finanzierà la proiezione esterna dell’Unione con programmi di vicinato, aiuti umanitari, assistenza macro finanziaria e l’IPA III, ossia lo strumento di pre-adesione per i Balcani occidentali.

Per le nuove esigenze sono necessari però nuovi fondi, i 79 miliardi attuali non bastano. In un contesto in cui l’Ucraina richiede un apporto finanziario e politico sostanziale per la ricostruzione e la crescita macroeconomica, e la Moldavia ha bisogno di consolidare la sua stabilità economica e istituzionale, i Balcani temono di essere messi in secondo piano. In tale scenario, il rischio è quello che si instauri una “competizione” tra candidati, in cui l’Ucraina primeggia, grazie anche all’attenzione politica dedicatale che sembrerebbe assorbire gran parte delle risorse disponibili. La soluzione proposta dalla Commissione per evitare di creare questa gerarchia tra Stati è un rafforzamento parallelo di IPA III, con una integrazione graduale dei Balcani nel mercato unico e un uso più flessibile dei fondi.

Tutto però dipende dai negoziati per il prossimo QFP, perché senza un aumento del bilancio, l’allargamento potrebbe diventare un processo incoerente e incapace di mantenere gli obiettivi posti. La discussione tra Stati membri è molto delicata perché riguarda la distribuzione interna del bilancio. Mentre alcuni chiedono di finanziare l’allargamento attraverso una redistribuzione interna delle risorse, con eventuali tagli alla coesione o all’agricoltura, altri lo ritengono un investimento strategico che necessita di un QFP ambizioso.

In questo contesto si aggiunge l’Irlanda, Stato membro che guiderà i lavori del Consiglio nel secondo semestre 2026, che propone un approccio inclusivo non penalizzante per i Balcani e un QFP più robusto, a sostegno di tutti i Paesi candidati all’ingresso nell’UE. OBCT sostiene che Dublino, non facendo parte dei blocchi tradizionali, è stato in grado di assumere un ruolo di mediatore credibile tra Stati membri con posizioni differenti, facilitando i compromessi. La sua capacità di costruire consenso politico potrebbe essere decisiva nei prossimi mesi, in particolare ai fini di un allargamento che rischia di diventare un argomento divisivo in Europa.

I negoziati sul QFP si soffermeranno su tre temi principali: l’aumento della rubrica Global Europe; la distribuzione delle risorse disponibili tra Balcani, Ucraina e Moldavia; lo spazio da dedicare alla sicurezza e alla difesa, in particolare allo Strumento Europeo per la Pace, che ha aiutato militarmente l’Ucraina. In base alle risposte dell’UE si potrà determinare il ritmo dell’allargamento, ma anche la credibilità dell’Unione Europea di agire coerentemente ai propri obiettivi.

Per approfondire:

Allargamento UE, i fondi nel prossimo bilancio sono all’altezza della sfida?

Allargamento UE, l’Irlanda chiamata a dare la spinta decisiva

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Giada Biafora
Ho frequentato il Liceo classico e sono laureanda in Giurisprudenza a Torino, dove ho approfondito il diritto internazionale umanitario, i diritti umani e il diritto dell'immigrazione. Sono felice di essere entrata a far parte di Apice, perché credo sia una realtà capace di avvicinare e sensibilizzare tutti su temi di grande attualità.

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