Turbolenze nei cieli dell’UE

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Ci sono turbolenze che suggeriscono interrogativi ed esigono risposte senza troppo tardare.

Qualcosa del genere sta accadendo in questi giorni nei cieli tormentati dell’Unione Europea: è lontana una soluzione per i flussi migratori che premono sul continente ed è lontana una soluzione diplomatica per Siria e Libia; restano in rosso i conti della Grecia e gonfia la protesta della popolazione ellenica, mentre si torna a parlare di una temporanea uscita della Grecia dal nucleo duro dell’UE, prendendo a pretesto Schengen, ma pensando alle sorti dell’euro; per giorni si sono susseguite ondate di turbolenze sulle borse mondiali, non risparmiando quelle europee, e l’italiana in particolare, con un’inattesa impennata del malefico “spread” che sembrava essersi calmato.

Per fare buon peso, e non farci mancare niente, presto ripartiranno le fibrillazioni in vista del referendum britannico sulla permanenza o meno della Gran Bretagna nell’UE mentre la Germania tradisce una voglia crescente di mettersi alla testa di una “piccola Europa” della quale non si sa se l’Italia potrà fare parte.

E’ in questo contesto, segnato da altri problemi interni irrisolti, che il governo italiano ha organizzato la settimana scorsa un incontro a Roma tra i sei Paesi fondatori (Francia, Germania, Italia, Belgio, Olanda e Lussemburgo), con la presenza dei rispettivi ministri degli esteri. Non si può dire che l’iniziativa italiana, programmata da mesi, sia una risposta a questo intreccio di turbolenze europee, ma nemmeno sarebbe corretto dire che si tratti di una coincidenza fortuita, tanto già erano nell’aria da tempo le tempeste scoppiate poi tutte insieme.

Così com’è diventata, questa Unione non funziona più o troppo poco, da tempo è ora di mettere mano a una riforma o almeno a una sua manutenzione straordinaria come straordinarie sono le sfide che deve affrontare.

Una di queste manutenzioni porta il nome di “unione bancaria”, solo in parte realizzata: questo ritardo, di cui è in gran parte responsabile la Germania, indisponibile a coprire insolvenze di banche di altri Paesi, è tra le cause della crisi che sta colpendo il sistema bancario europeo.

All’origine vi sono diversi fattori tra loro intrecciati: dal rallentamento dell’economia mondiale alla politica delle banche centrali che, nel tentativo di combattere la stagnazione economica, hanno imposto tassi molto bassi o negativi alle banche per spingerle a immettere liquidità sul mercato fino all’incertezza diffusa sulla solidità del sistema bancario. Tutti fattori di volatilità che potrebbero essere temperati dal completamento dell’unione bancaria, dotata di un meccanismo di garanzia federale. E’ quanto potrebbe essere fatto a Trattati costanti, senza perdere altro tempo.

Purtroppo l’iniziativa del governo italiano con gli altri Paesi fondatori non sembra essere riuscita, nemmeno lontanamente, a far balenare la possibilità di un miracolo come fu, nel 1955, la Conferenza di Messina che traghettò la prima Comunità europea dallo scacco del progetto di difesa europea al Trattato di Roma del 1957, fondamenta di quello che sarebbe diventata l’Unione Europea.

Sulla scena politica non c’è nemmeno l’ombra degli statisti di allora e non aiuta la lunga congiuntura economica depressa in cui siamo immersi da anni. E soprattutto manca crudelmente una nuova visione d’Europa per questo difficile XXI secolo, percorso da guerre e nuove tensioni tra i principali attori del momento, come tra la Russia e gli Stati Uniti, in attesa che emergano sulla scena politica, e inevitabilmente anche militare, grandi Paesi come la Cina e l’India, forti di una popolazione equivalente a circa tre volte quelle dell’UE, della Russia e degli USA insieme.

Siamo alla vigilia di un mutamento geopolitico di grandi dimensioni e nulla sarà più come prima. E’ urgente che anche l’Europa se ne renda conto e prenda le misure del caso. Prima che sia troppo tardi.

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