Tentativi di “fare la festa” all’UE e alla libertà di stampa

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Il calendario ci ha offerto in una rapida sequenza di quindici giorni tre feste importanti, tutte oggetto di tensioni: dalla festa della Liberazione al Primo maggio fino a quella dell’Europa il 9 maggio. Non sono mancati quelli che a quelle tre date avrebbero voluto “fare la festa”, chi relegandole negli archivi della storia, chi cercando di stravolgerne il significato, come nel caso della festa dell’Europa, con slogan tipo “Più Italia, meno Europa”.

Certo una campagna elettorale come quella italiana ad alto tasso di “provincialismo” e di competizione per guadagnare consenso nello spazio nazionale, in particolare a spese di alleati attuali o potenziali, non aiuta molto una lettura serena della nostra storia e ancor meno ci prepara al futuro difficile che ci aspetta.

In questo futuro si profilano nubi scure, in particolare sulle nostre democrazie, una delle priorità cui guardare in vista della prossima legislatura UE che si aprirà dopo il prossimo 10 giugno. Ci aiuta nella riflessione il recente “Rapporto di Reporters sans frontières”, che sulla democrazia nel mondo e in Europa ci dà notizie contrastanti a proposito della libertà di stampa. 

In estrema sintesi; sono 35 i Paesi considerati in una situazione grave, 48 in una situazione difficile, 49 quelli in una situazione problematica, 36 in una situazione piuttosto buona e solo 8 in una situazione buona. È confortante che tra questi ultimi 7 appartengano all’Unione Europea, sono in situazione piuttosto buona altri 11, ma mancano all’appello altri 9 e tra questi l’Italia, che apre l’elenco dei Paesi in situazione problematica, venendo dopo le isole Tonga.

La classifica per qualcuno che scrive su quotidiani nazionali sarà pure un “gioco di società”, ma è un gioco pericoloso non prestarvi attenzione, conoscendo la precaria salute delle nostre democrazie che hanno nella libertà di stampa un presidio fondamentale la cui progressiva erosione rischia di far crollare un impianto difeso dalla nostra Costituzione.

Non consola che nella brutta classifica in cui è finita l’Italia ci siano altri 8 Paesi UE, quando si è in compagnia di Polonia, Croazia, Romania e, ultima del gruppo, anche con l’”amica Ungheria”. A ben vedere nel Rapporto la situazione italiana sembra valutata con una relativa benevolenza, quando si ha a mente l’orientamento prevalente delle televisioni pubbliche, ma anche di buona parte dei quotidiani nazionali molto disponibili a supportare il consenso a chi detiene il potere, oltre che a non disturbare la proprietà, in particolare quando si naviga in acque poco tranquille e qualche finanziamento particolarmente generoso da parte di chi ambisce a occupare posti di potere può tornare utile.

A questo punto sarebbe interessante proporre a Reporters sans frontières di gettare un’occhiata in una prossima occasione anche alla stampa locale che, grazie alla sua informazione più ravvicinata sul territorio, ha qualche difficoltà ad ingannare i suoi interlocutori che poi magari si incontrano per strada e chiedono conto di quanto hanno letto. 

Il tema della libertà di stampa è decisivo anche per il futuro dell’Unione Europea, già largamente minacciata dalle false notizie diffuse sui social, anche ad opera di attori stranieri interessati al voto di giugno. Se, in vista di questa scadenza, a tutto questo si aggiunge la scarsa informazione sulla posta in gioco nelle elezioni europee e analisi scorrette di quanto realizzato dall’UE negli anni, allora cresce il contributo di quanti sperando riuscire a “fare la festa all’Europa”, potrebbero riuscire alla fine a fare la festa ai cittadini europei, alle prese con persistenti crisi economiche e sociali e due guerre ai nostri confini.

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