Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite

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Riportiamo di seguito le parole del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal titolo “Italia, Nazioni Unite e multilateralismo per affrontare le sfide comuni”

(…)

“Signore e Signori,

le grandi sfide transnazionali che dobbiamo affrontare, il moltiplicarsi di conflitti regionali suscettibili di estendersi, lungi dal mettere in discussione il ruolo delle Nazioni Unite, ne mettono in evidenza il carattere indispensabile, cruciale, a servizio dell’umanità.

Serve un’Onu sempre più rappresentativa ed efficace. Ogni strada opposta o diversa, ogni assenza, conduce a peggiorare le prospettive della condizione umana.

Siamo consapevoli che l’Onu riflette le diverse aspirazioni e le complessità che caratterizzano i loro membri.

Questo, semmai, ne conferma le ragioni fondanti, e spinge a un rinnovamento.

Da molti anni si discute di riforma del suo sistema, ritenuta opportuna per mantenere questa Organizzazione al passo con i tempi, in grado di rispondere al mutato scenario internazionale e alle dinamiche di sviluppo politico, sociale ed economico dei vari Paesi e delle varie regioni.

A questo riguardo, desidero esprimere riconoscenza per l’azione svolta dal Segretario Generale nel promuovere un aggiornamento dell’agenda e la riforma del sistema.

L’Italia sostiene pienamente le proposte avanzate tanto a livello di organizzazione, gestione e metodi di lavoro dell’Onu quanto riferite ai più ampi piani di intervento nei settori dello sviluppo, della pace e della sicurezza, come individuati nelle varie componenti della “Nostra Agenda Comune”.

Un’Agenda elaborata proprio su sollecitazione della membership per rendere l’Onu più efficiente, responsabile e orientata ai risultati.

Nell’ottica della riforma dell’Onu e, più in generale, del sistema delle relazioni internazionali, il prossimo Summit del Futuro rappresenta un’opportunità ineludibile per il successo dell’architettura multilaterale globale.

Teatro della diplomazia, l’Onu non è riducibile al compito di affrontare e risolvere i rapporti di forza tra gli Stati, bensì è chiamata a occuparsi della sorte dell’umanità e a indicare come risolverne i problemi. 

L’attenzione con cui la maggioranza dei Paesi membri guarda al Summit di settembre e al Patto del Futuro è senza dubbio giustificata dalla posta in gioco.

Sovente è nei momenti di maggiore crisi che si riesce a trovare la forza e il coraggio per disegnare intese a favore del bene comune.

La riforma della “governance” globale, che sarà sintetizzata nel Patto per il Futuro, dovrà innanzitutto garantire un processo inclusivo per tutti gli attori della scena internazionale, sia a livello di singoli Paesi. sia di gruppi regionali che, come nel caso del “Gruppo Africano”, delle “Piccole Isole in Via di Sviluppo”, del “Gruppo Arabo”, sono portatori di comuni e legittimi interessi.

Il processo inclusivo non potrà dimenticare, naturalmente, gli altri attori, in particolare i rappresentanti della società civile, che guardano alle Nazioni Unite e che sono, spesso, in prima linea nel contributo allo sviluppo sostenibile del pianeta.

Proprio l’obiettivo dell’inclusività è alla base della proposta dell’Italia e dei Paesi riuniti dalla sigla “Uniting for Consensus” per la riforma e la miglior rappresentatività del Consiglio di Sicurezza, volta innanzitutto a dare spazio a regioni sottorappresentate, come l’Africa, l’Asia e l’America Latina, per rimediare a un’ingiustizia storica a tutti evidente.

Le istituzioni dell’Onu sono state modellate sui rapporti usciti dalla Seconda Guerra mondiale, sulla guerra.

È tempo di plasmarle sulla pace, tenendo conto delle positive iniziative di cooperazione continentale cresciute in questi decenni, come l’Unione Africana e l’Unione Europea e di quelle in itinere in altre regioni del mondo.

Un Consiglio così riformato saprebbe contemperare l’aumento del numero dei membri e una giusta rappresentanza regionale con l’esigenza di preservarne e possibilmente migliorarne le capacità decisionali, fortemente compromesse dalla polarizzazione politica in corso e dall’uso ripetuto, troppo spesso strumentale, del veto da parte di membri permanenti.

L’Italia continuerà a fornire il suo attivo e positivo contributo alla redazione del Patto per il Futuro, affinché si giunga ad una visione condivisa degli strumenti e delle azioni necessarie ad affrontare assieme le sfide globali del XXI secolo.

Il link al discorso originale

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