Stato di diritto: la Commissione europea deferisce la Polonia alla Corte di giustizia europea

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Tutelare l’indipendenza

La Commissione europea ha deciso di deferire la Polonia alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) per quanto riguarda la legge sulla magistratura del 20 dicembre 2019. Tale legge, infatti, impedisce ai tribunali polacchi, di applicare direttamente alcune disposizioni del diritto dell’UE, e di sottoporre alla Corte di giustizia domande di pronuncia pregiudiziale su tali questioni.

Inoltre, la Commissione ritiene che la Polonia violi il diritto dell’UE consentendo alla Camera disciplinare della Corte suprema di prendere decisioni che hanno un impatto diretto sui giudici e sul modo in cui esercitano la loro funzione. Tali questioni comprendono i casi di revoca dell’immunità dei giudici al fine di avviare un procedimento penale contro di loro o di trattenerli, e la conseguente sospensione temporanea dall’incarico e la riduzione del loro stipendio. La Commissione sostiene che ciò metta seriamente a repentaglio l’indipendenza della magistratura e l’obbligo di garantire una protezione giuridica efficace, e quindi l’ordinamento giuridico dell’UE nel suo insieme.

Contesto

Non è la prima volta che l’Unione Europea e la Polonia non si trovano sulla stessa pagina. Già dal 2017 la Commissione ha avviato procedura di infrazione alla legge polacca sui tribunali ordinari, sulla Corte suprema e sulla base del fatto che il regime disciplinare mina l’indipendenza giudiziaria dei giudici polacchi. In tutti i casi, la CGUE ha emesso una sentenza definitiva, confermando integralmente la posizione della Commissione.

Protezione bilancio UE

Se la Commissione Europea, però, non attuerà tutte le misure necessarie per difendere gli interessi finanziari e i valori dell’UE, il Parlamento porterà la Commissione in tribunale.
In una recente risoluzione, i deputati parlamentari hanno ribadito che il mancato rispetto dello Stato di diritto da parte degli Stati membri può compromettere l’integrità del bilancio UE. Pertanto chiedono l’applicazione senza indugi del meccanismo di condizionalità dello Stato di diritto sul bilancio, già in vigore dal 1° gennaio 2021. Il meccanismo di condizionalità, infatti, è un nuovo strumento progettato per proteggere i fondi UE dall’uso improprio da parte dei governi dell’Unione, che non rispettano il principio dello Stato di diritto.

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