Sochi: giochi olimpici fra le turbolenze del Caucaso del Nord

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Si apriranno fra pochi giorni i giochi olimpici 2014 a Sochi, in una delle regioni più inquiete e turbolente della Russia: il Caucaso del Nord. I recenti attentati a Volgograd e il conseguente problema della sicurezza sullo svolgimento dei giochi hanno riportato sotto i riflettori questa tormentata regione e la sua lunga storia di instabilità e di mai dimenticate sofferenze. Regione ricca di tradizioni, crocevia e frontiera fra Asia ed Europa, fra cristianesimo e islam, il Caucaso è la patria di numerose etnie e culture, di atavici interessi contrastanti e di mai sopite aspirazioni indipendentiste che né gli zar, né i sovietici, né oggi Putin sono mai riusciti ad imbrigliare e tantomeno a sconfiggere.

Sono sette piccole Repubbliche che compongono il confine meridionale della Federazione russa: Cecenia, Adigezia, Karacay-Circassia, Kabardino-Balkaria, Ossezia del Nord, Inguscezia e Dagestan. Nomi senz’altro difficili da ricordare ma che rivestono per la Russia un’importanza geostrategica indiscutibile. Il Caucaso del Nord non è infatti solo corridoio di trasporto e di passaggio di oleodotti che dal Mar Caspio portano il petrolio verso il Mar Nero ma è soprattutto regione di sbocco sui due mari: dal Mar Caspio verso  il Medio Oriente e le sue risorse energetiche, dal Mar Nero verso la Turchia e l’Europa. Una posizione geostrategica alla quale la Russia ha sempre attribuito la massima importanza, ricorrendo nel corso degli anni e della storia ai soli strumenti dell’oppressione e della guerra senza mai prospettare una soluzione politica.

Sono ancora infatti nella memoria di tutti le recenti guerre in Cecenia, scoppiate dopo la caduta dell’impero sovietico, ufficialmente condotte contro il terrorismo, ma in realtà fatte non solo per stroncare gli obiettivi di indipendenza, ma anche per evitare che simili velleità si diffondessero nell’intera regione. Sono state vere e proprie guerre, con il loro seguito di violenze e distruzioni e che hanno inevitabilmente alimentato i già secolari e reciproci sentimenti di odio.

Ma da alcuni anni a questa parte il Caucaso del Nord è sempre più scosso da attentati che sottolineano in un certo senso una svolta: le rivendicazioni si sono man mano trasformate da indipendentiste a rivendicazioni più marcatamente islamiste e jihadiste che superano le frontiere nazionali delle singole Repubbliche e attraversano ormai tutta la regione. Il progetto immaginato e perseguito è quello della costituzione, attraverso la lotta armata delle popolazioni musulmane, dell’Emirato del Caucaso, uno Stato islamico indipendente, basato sulla sharia, la legge islamica. Ed è per questo progetto che, molto verosimilmente, i giovani daghestani si sono fatti esplodere a fine dicembre a Volgograd, causando più di trenta vittime e numerosi feriti. Una prospettiva inquietante, carica di interrogativi e che per il momento sembra avere solo la tragedia come sfondo.

È in questo scenario che si apriranno fra due giorni i giochi olimpici di Sochi, fra imponenti misure di sicurezza e opere gigantesche per mostrare al mondo la rinata “grandeur” della Russia. Ma dietro Sochi c’è uno scenario che interroga sul passato e sul futuro e sul quale sarebbe bene che l’Europa dedicasse molta più attenzione.

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