Segnali contrastanti per il futuro dell’UE

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I giorni scorsi hanno mandato segnali interessanti in vista delle elezioni europee di inizio giugno 2024 e degli sviluppi politici della prossima legislatura UE 2024-2029. 

Erano stati segnali di buon auspicio per il futuro dell’UE l’esito elettorale in Polonia e la riconferma dei socialisti spagnoli alla guida del governo, dopo aver mandato all’opposizione il centro destra e, soprattutto, l’estrema destra di Vox. 

Tre nuovi eventi hanno contribuito a completare il quadro: nella stessa giornata del 22 novembre l’Olanda è tornata al voto; a Strasburgo il Parlamento europeo ha votato un’importante Risoluzione sulla “Riforma dei Trattati” e il Presidente del Consiglio italiano ha incontrato il Cancelliere tedesco a Berlino.

Nel primo caso la sorpresa olandese, in un Paese fondatore UE, che già nel 2005 aveva affondato il Progetto di Costituzione europea, è stata la forte avanzata dell’estrema destra, diventata il primo partito in una mappa politica molto frammentata che darà filo da torcere per la formazione del nuovo governo.

Anche il voto al Parlamento europeo ha riservato sorprese, con una Risoluzione sulla riforma dei Trattati che ha incrinato l’attuale “maggioranza Ursula”: da una parte insieme, in favore di un rafforzamento dell’Unione, liberali, socialisti e verdi; spaccato al proprio interno il Partito popolare europeo e unite destre e estreme destre (per l’Italia Fratelli d’Italia e Lega) in difesa della sovranità nazionale. Il voto finale è risultato più contrastato del previsto: 305 in favore di uno sviluppo in senso europeista di un futuro Trattato, 276 contrari e 29 astenuti. Numeri che fanno riflettere in vista delle prossime elezioni europee con posizionamenti politici differenziati che, se in Europa hanno fatto fibrillare la coalizione di centro-sinistra, nell’attuale maggioranza italiana spaccano il centro destra con Forza Italia ancora “europeista” e Fratelli d’Italia e la Lega “a trazione sovranista”, rispettivamente insieme con le destre e le destre estreme europee.

La Risoluzione chiede al Consiglio europeo di convocare una Convenzione per la Riforma dei Trattati che non sarà una passeggiata per nessuno. I tempi del negoziato saranno inevitabilmente lunghi e metteranno a dura prova i diversi interlocutori, Parlamenti europeo e nazionali, la Commissione e, soprattutto, il Consiglio dei governi nazionali, quest’ultimo da  sempre restio a concedere maggiori poteri alle Istituzioni UE, geloso della propria presunta sovranità e non sarà molto diverso l’atteggiamento nella congiuntura politica attuale dove un gruppo consistente di governi europei preferisce un’Unione intergovernativa invece che federale. 

Tra questi sono attesi alla prova in particolare il governo italiano con Fratelli d’Italia, chiamato in questa occasione a sciogliere le ambiguità che lo contraddistingue tra l’orgoglio di una pretesa sovranità nazionale e l’inevitabile dipendenza dai vincoli europei liberamente sottoscritti dall’Italia. 

Tra le riforme proposte dal Parlamento da segnalare quelle sulle procedure di voto, incluso il passaggio dall’unanimità al voto a maggioranza qualificata; l’espansione dei poteri dell’UE in materia di politica ambientale, salute, energia, difesa, politiche sociali ed economiche, con il coinvolgimento delle parti sociali, di protezione civile, industria e istruzione e il riconoscimento del Parlamento pieno co-legislatore in materia di bilancio comunitario.

Merita qualche commento anche l’incontro Germania-Italia a Berlino, occasione per concordare un Piano d’azione strategico tra i due Paesi, vicini in politica estera, lontani sulla gestione delle finanze pubbliche, alla ricerca di qualche intesa sui migranti, discreti sulla visione della futura Unione dove Fratelli d’Italia mantiene ancora forti ambiguità. Sono contrasti che dovranno essere chiariti in vista delle prossime elezioni europee se davvero il disegno dell’Italia fosse quello di costruire, seppure tardivamente, un triangolo con Germania e Francia per davvero contare in Europa.

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