Se Omero raccontasse Trump

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Aiutate anche dall’aria condizionata delle sale cinematografiche in questa torrida estate, continua il successo del film “Odissea” di Christopher Nolan, regista britannico con cittadinanza statunitense, e si moltiplicano commenti sul capolavoro di Omero, o chi per lui, invocando mito e filosofia greca.

Ma i classici hanno anche il potere di illuminare il presente, se non addirittura anticipare il futuro.

Per quanto azzardato, ma consentito dalla benvenuta leggerezza del periodo estivo, può essere intrigante chiedersi che cosa farebbe Ulisse nel mondo turbolento di oggi, non così dissimile da quello di ieri.

La storia di Ulisse è quella di una contesa tra popoli vicini e diversi, scatenata dalla prepotenza di “pretendenti-predatori” , sempre motivati da una presunta “buona causa”, ieri per la conquista di Penelope, oggi per aggredire e appropriarsi di Paesi sovrani.

Molti anche allora generali e consiglieri tra gli Achei, troppi e in disaccordo tra loro per spuntarla sul campo di battaglia, senza intelligenza e qualche astuzia. Qualità che portò in dote Ulisse, con una miscela di saggezza e falsità, che consentirono ai Greci di ingannare i Troiani, espugnando Ilio.

L’Odissea è il racconto del tortuoso ritorno a casa di Ulisse, protagonista di mille avventure e altri inganni.

Apice della narrazione il libro XXII, con al centro la paziente sposa Penelope, il ritrovato figlio Telemaco e la banda prepotente dei pretendenti Proci affrontata da Ulisse, eroe alla fine vittorioso.

A voler tentare, spericolatamente, un raffronto con un altro “pretendente” di oggi, quello che da lontano si è avventato su nuove prede da conquistare nel mondo, senza venirne a capo, due o tre considerazioni vengono in mente.

Donald Trump con Ulisse compete, e sopravanza, nell’uso di falsità ed inganni, con la differenza che le sue pretese astuzie regolarmente non vanno a segno e più passa il tempo più tradisce le qualità di Ulisse che gli mancano.

Una soprattutto, l’intelligenza che fa di Ulisse – non proprio un santo – un uomo saggio, protetto dagli dei e testimone della saggezza greca, quella che non alza la voce da un arrogante social Truth,  sapendo la filosofia greca di non disporre della verità, un orizzonte e non un traguardo, ancor meno una conquista.

Quanto basta per gettare luce sulla sconfinata ignoranza di un  “pretendente predatore”che ignora il fondamentale principio di non contraddizione della cultura greca, crede bastare a se stesso, gettando nel caos la nostra “isola-mondo”, Itaca,  dove Ulisse è tornato per ritrovare i suoi e dove il predatore, tornato sconfitto, ritroverà solo la condanna della storia.

Ci aveva avvertito Omero, per la voce del vecchio Mentore, adirato contro gli abitanti di Itaca, cioè tutti noi, cittadini del mondo:

“Ma io non ho sdegno, che i pretendenti superbi

compiano azioni violente con trame malvagie:

rischiando la loro testa divorano con prepotenza

la casa di Odisseo, che dicono mai tornerà.

Ho rabbia ora, invece, contro il resto del popolo,

vedendo che tutti ve ne state in silenzio,

e senza attaccare a parole i pochi pretendenti

non li fermate pur essendo voi molti”

(Odissea, II, 235-241)

Non è Ulisse chi lo vuole, ma solo chi come Ulisse è figlio di una cultura antica e plurale, dove mito e filosofia, poesia e tragedia hanno alimentato una civiltà. la nostra di europei, anche se molti dalle nostre parti lo  stanno dimenticando e continuano a piegarsi al “pretendente-predatore” perdente.

Ben venga anche dal cinema, arte che molto deve all’anglo-sfera, una lezione che dal passato illumina il presente, nell’attesa per tutti di un ritorno ad Itaca dove vivere in pace.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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