Salario minimo nell’Unione Europea: gli ultimi dati Eurostat

Secondo l’ultimo rapporto Eurostat, a inizio 2015 il divario tra le retribuzioni minime in euro degli Stati membri dell’UE si è ridotto a un rapporto 1 a 10, che scende a 1 a 4 se si tiene conto degli standard di potere d’acquisto (PPS, Purchasing Power Standards) nazionali, ovvero se si eliminano le differenze nei livelli di prezzo.

Il dato si riferisce ai 22 Stati membri UE in cui vige una retribuzione minima nazionale, che va dai 184 euro al mese della Bulgaria ai 1923 euro del Lussemburgo.

In tutti Paesi per cui sono disponibili dati statistici, nel 2010 la retribuzione minima mensile è stata tra il 40% e il 60% del guadagno medio mensile nazionale: la proporzione minore è stata registrata in Repubblica Ceca ed Estonia (40%), Spagna (41%) e Romania (42%), la maggiore in Portogallo e Francia (60%).

Rispetto al 2008, dove previsti i salari minimi mensili (espressi nelle valute nazionali) sono cresciuti ovunque, tranne che in Grecia, in cui sono scesi del 14%, e Irlanda, in cui sono rimasti stabili. I maggiori incrementi si sono verificati in Romania (+95%), Bulgaria (+64%), Slovacchia (+58%) e Lettonia (+57%).

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