Rielezione di Napolitano: sollievo e interrogativi nell’UE

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La rielezione di Giorgio Napolitano a Presidente della Repubblica ha colto di sorpresa un po’ tutti, non solo in Italia ma anche in Europa e nel resto del mondo.

Della sorpresa si è fatta eco la stampa straniera che da tempo segue con attenzione, mista a sconcerto, le vicende politiche italiane, in particolare dopo l’esito delle elezioni del febbraio scorso. Con un interrogativo che, in Europa, prevale su tutti: l’irruzione nell’immobile politica italiana del fenomeno dei grillini annuncia una tendenza destinata a diffondersi, in particolare in quei Paesi – e nell’UE sono molti – tentati dal populismo e caratterizzati da democrazie rappresentative in crisi? Che cosa capiterà sotto la pressione di una crisi alla quale né l’UE né i suoi Paesi membri sembrano capaci di rispondere altrimenti che con il dogma del risanamento dei conti pubblici, rinviando da anni iniziative in favore della crescita e dell’occupazione?
In questa Europa, ai minimi storici della sua capacità di coesione e di solidarietà, la rielezione di Napolitano ha suscitato apprezzamento per il coraggio dell’anziano Presidente e sollievo per il suo contributo al salvataggio di un Paese di nuovo sull’orlo del baratro, questa volta non solo finanziario e economico, ma più ancora politico, al punto da far temere per la tenuta della sua democrazia rappresentativa, dopo quello che si è visto in Parlamento nei giorni scorsi.
La tenuta dell’Italia in una congiuntura come l’attuale è indispensabile per la tenuta dell’UE e sono molto più che rituali gli apprezzamenti giunti a Napolitano dalle Istituzioni europee. Lo testimonia, tra gli altri, il messaggio del Presidente della Commissione europea quando scrive che questa “rielezione giunge in un momento cruciale del processo di integrazione in cui i governi nazionali e le istituzioni europee sono chiamati a dar prova di grande equilibrio, coraggio e lungimiranza. Oggi più che mai i cittadini europei chiedono alle nostre istituzioni un rinnovato impegno democratico che porti al superamento della crisi con il rilancio della crescita e dell’occupazione”.
Questa la tonalità che si ritrova nei messaggi delle Cancellerie europee e del Presidente Obama.
Più problematici i commenti della stampa estera, stupita che un Parlamento fortemente ringiovanito si sia affidato ad una personalità rispettata, ma molto avanti con gli anni e sconcertata dall’incapacità dei partiti a svolgere il loro ruolo, in particolare da parte della coalizione di centro sinistra. Basti per tutti il commento di Le Monde: “Questo secondo settennato simboleggia la disfatta, per non dire il naufragio, della politica, la manifestazione del suo panico, della sua assenza di immaginazione. Incapaci di accordarsi sul nome di un candidato, i parlamentari italiani hanno dato la misura della loro mediocrità. A cominciare da quelli di sinistra che, i più numerosi, dovevano almeno accordarsi su un nome per sperare di imporlo”.
Al sollievo espresso, a ragione, dalle Cancellerie europee fanno riscontro gli interrogativi degli osservatori stranieri – e da quelle stesse Cancellerie largamente condivisi – sul futuro della politica italiana, del suo impatto nell’UE adesso che si tratterà di formare un nuovo governo e proseguire sulla strada in salita delle riforme, mentre all’orizzonte si annunciano in Italia elezioni anticipate, se va bene in coincidenza con le elezioni europee del maggio 2014.
Resta poco tempo per riportare l’Italia in linea di galleggiamento e ancorarla all’Europa.

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