Putin alla Corte di Versailles

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Primo incontro il 29 maggio scorso fra Vladimir Putin e il neo Presidente francese Emmanuel Macron.

Accolto con grandi onori in quella che fu la residenza del Re Sole, la Corte di Versailles, il Presidente russo, venuto in Francia per inaugurare una mostra su Pietro il Grande, ha avuto occasione di discutere con il Presidente francese dei temi che segnano, in particolare, le difficili relazioni fra l’Europa e la Russia, nonché del ruolo della Russia sulla scena internazionale.

Fra atmosfere ispirate alla “grandeur” della Francia e insistenti richiami allo spirito europeista di Pietro il Grande, i due Presidenti hanno discusso di Siria, di Ucraina, di diritti dell’uomo, mettendo in evidenza disaccordi ma anche volontà di una nuova cooperazione e di un indispensabile dialogo dopo anni di tensioni diplomatiche.

Per quanto riguarda la Siria, i due Paesi non potevano che convenire di un comune interesse a combattere il terrorismo e lo Stato islamico, anche se il coinvolgimento nel conflitto siriano vedono Francia e Russia su posizioni contrastanti. Sono posizioni che riflettono tuttavia il ruolo dominante della Russia in tale conflitto e sullo scacchiere mediorientale, posizioni confermate anche dal relativo successo dei negoziati di Astana, volti a garantire graduali accordi di cessate il fuoco e ad aprire la strada a futuri colloqui diplomatici di pace. Un processo parallelo a quello di Ginevra, sotto l’egida dell’ONU, da tempo in una situazione di stallo.

L’incontro dei due Presidenti apre al riguardo uno spiraglio di speranza. Una speranza sentita anche dal Rappresentante ONU per la Siria, Staffan de Mistura, che ha ribadito l’interesse di una convergenza fra i due processi di pace in corso per porre fine al conflitto in Siria e disegnare, dopo tanti anni di guerra, una possibile transizione politica. Al riguardo, se da una parte Macron ha sottolineato l’esigenza per la Francia che non vengano superate le linee rosse delle armi chimiche, pena un intervento diretto della Francia, dall’altra Putin è apparso soprattutto desideroso di una via d’uscita dalla Siria e alla ricerca di nuovi rapporti internazionali da ricostruire.

Sul terreno poi della situazione in Ucraina, tema molto sensibile per il Presidente Putin per la visione dei confini e per la presenza della Russia sui territori d’influenza dell’ex Unione Sovietica, sembra che il dialogo con il Presidente Macron abbia ridato soffio per ridiscutere degli accordi di Minsk del 2015, accordi che dovevano portare gradatamente ad una soluzione politica del conflitto nell’est dell’Ucraina. A più di due anni dalla conclusione di tale accordo, firmato da Russia,Ucraina, Francia e Germania(il cosiddetto formato Normandia), pochi sono i risultati ottenuti sul terreno, malgrado i ripetuti tentativi di raggiungere anche accordi separati di cessate il fuoco duraturi. L’ultimo di questi tentativi risale al febbraio di quest’anno, ma i combattimenti e le violenze continuano senza sosta nell’intero Donbass.

L’occasione offerta dall’inaugurazione della mostra su Pietro il Grande, figura emblematica di una Russia che guardava con interesse e intensità all’Europa, ha forse aperto nuove possibilità di dialogo e di cooperazione fra Mosca e Parigi. Non solo, perché si spera che la tappa di Parigi rappresenti il preludio di nuove relazioni anche con l’Unione Europea, ai cui confini, sia a Sud che a Est, la Russia ha un peso e un ruolo politico ed economico determinanti.

La prospettiva di tessere nuove relazioni, che superino, con la dovuta attenzione, la logica sterile delle sanzioni potrebbe portare a nuove ed inedite prospettive di pace e alla definizione di un nuovo futuro delle relazioni internazionali, oggi in grande ed incerta evoluzione.

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