Promemoria europeo all’Italia per l’autunno

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Anche per le Istituzioni europee agosto è tempo di sospensione delle attività, salvo per le emergenze che non mancano mai, per la guerra che continua in Ucraina, con una controffensiva in corso e con nuovi rischi ai confini tra Bielorussia e Polonia, senza dimenticare quanto le vicende africane dovrebbero preoccupare l’Europa.

La relativa pausa di agosto può offrire l’occasione per richiamare l’attenzione su alcune scadenze attese per l’autunno, in un contesto di ormai avviata campagna elettorale in vista delle elezioni all’inizio di giugno 2024 e di una presidenza semestrale spagnola del Consigli dei ministri che si annuncia problematica vista l’instabilità politica in Spagna dopo le elezioni del 23 luglio.

Sul versante economico l’accresciuta pressione dei tassi d’interesse, decisi dalla Banca centrale europea per raffreddare l’inflazione, fa correre grossi rischi alla crescita, appesantisce il debito pubblico (quello italiano in particolare) e pesa su chi ha sottoscritto mutui a tasso variabile. La Germania vira verso una fase di recessione, riversando conseguenze negative tra i suoi principali partner e l’Italia, quella settentrionale in particolare, è in testa alla lista.

Sul versante politico, l’attuale semestre europeo risentirà dell’esito elettorale in Polonia e da quelle in Olanda – un Paese fondatore UE – previste il prossimo 22 novembre dopo la crisi di governo e del risultato politico derivante dalla possibile ripetizione delle elezioni spagnole a fine anno: non sono le sole elezioni previste nel 2023, ma bastano a tenere con il fiato sospeso le Istituzioni UE. Le quali già stanno smobilitando pezzi importanti dei loro Vertici, come nel caso della Commissione europea che perde due pezzi da 90: due vice-presidenti, il socialista olandese Frans Timmermans, responsabile per la transizione ecologica, e la liberale Margrethe Vestager,  responsabile per la transizione digitale, due portafogli al cuore della strategia politica europea.

Sarà molto impegnativo questo semestre anche per l’Italia nell’Unione Europea. Due dati recenti ce lo ricordano: la caduta del Prodotto interno lordo (PIL) nel terzo trimestre dell’anno e prospettive incerte per il semestre in corso, cui si aggiunge un forte incremento della spesa pubblica con il fabbisogno di cassa quasi raddoppiato rispetto al corrispondente periodo del 2022.

Tutto questo alla vigilia della preparazione della legge di bilancio per il 2024, presa in tenaglia tra l’aumento della spesa in fase elettorale e i limiti imposti alla stessa spesa pubblica dai vincoli che ritorneranno con il Patto di stabilità all’inizio del 2024 e che avranno fin da subito nel mirino la futura legge di bilancio italiana.

Questa dovrà fare i conti con l’aumento in corso dei costi per interessi del nostro debito pubblico che si avvicinano ai 100 miliardi di euro all’anno, mentre permane la difficoltà ad incassare nei tempi previsti i fondi miliardari europei del “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (PNRR) e a fronte di una richiesta da parte dell’UE di versare nel bilancio comunitario un supplemento di contributi finanziari che per l’Italia ammonteranno a 8.5 miliardi di euro. A questa richiesta è difficile sottrarsi per l’Italia che dal “modesto” bilancio comunitario (appena un settimo del bilancio pubblico della Francia) ricava finanziamenti ingenti, salvo poi non riuscire a spendere le risorse disponibili.

A questo si aggiunge che, proprio in autunno, il Parlamento italiano sarà chiamato a pronunciarsi sulla ratifica del “famigerato” Meccanismo europeo di stabilità” (MES), con un ritardo di mesi che non può che irritare tutti gli altri partner dell’eurozona.

Un clima economico e politico che metterà a dura prova l’Italia. 

   

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