Parlamento europeo: il resoconto della seconda plenaria di novembre

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Seconda sessione plenaria di novembre per il Parlamento europeo, riunitosi dal 23 al 26 novembre. 

Numerosi e rilevanti i temi in agenda, a cominciare dallo stallo nel percorso di approvazione dell’accordo sulle future dotazioni economiche dell’Unione (Quadro finanziario pluriennale 2021-2027 e Next Generation Eu), in merito al quale il Parlamento ha esortato gli stati ad accelerare i tempi per poter mettere quanto prima a disposizione le risorse necessarie a far fronte alla crisi.

Sul fronte delle politiche economiche, il Parlamento ha individuato le proprie priorità per la futura strategia industriale dell’Unione, invitando la Commissione a rivedere la propria proposta allo scopo di includervi misure per sostenere il tessuto industriale nella ripresa post-crisi e nella futura transizione verde e digitale.

Analogo invito alla revisione è stato rivolto in relazione alla futura strategia farmaceutica europea, nell’ambito della quale il Parlamento ha richiesto un significativo incremento della capacità produttiva interna dell’Unione, allo scopo di garantire livelli adeguati di approvvigionamento in ogni momento e ridurre la dipendenza dalle importazioni estere.

Infine, per quanto concerne la promozione di un’economia maggiormente circolare e sostenibile, il Parlamento ha adottato una risoluzione con la quale propone l’adozione di misure contro l’obsolescenza programmata dei prodotti, l’estensione dei periodi di garanzia e l’introduzione di un vero e proprio “diritto alla riparazione”:

Per quanto concerne il sociale, il Parlamento ha sollecitato l’adozione di una strategia per i senza fissa dimora, finalizzata a porre fine al fenomeno entro il 2030 attraverso politiche che favoriscano l’inserimento lavorativo e l’accesso alle cure e all’istruzione.

Infine, il Parlamento ha censurato le rigidissime limitazioni all’aborto adottate in Polonia, gli attacchi alla libertà di stampa e al pluralismo – specie da parte di uomini politici – e il provvedimento col quale il governo turco ha “riaperto” alle attività dei ciprioti del nord la città di Varosia, sulla linea di confine con con la Repubblica di Cipro, generando nuove tensioni in un’area già recentemente tornata agli onori della cronaca per i contrasti relativi allo sfruttamento dei giacimenti marittimi di idrocarburi.

Per approfondire: il comunicato del Parlamento europeo

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