Parlamento europeo: allarme guerra nucleare

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Salgono nel mondo le apprensioni sul rischio di una guerra nucleare in Europa. Le diverse “intelligence” nazionali – speriamo in comunicazione tra di loro – allertano i rispettivi governi occidentali che sul tema restano cauti, più esplicite fonti giornalistiche esposte anche ad eccessi allarmistici.

In questo contesto merita attenzione la Risoluzione del Parlamento europeo, adottata il 6/10 a stragrande maggioranza (504 favorevoli, 26 contrari, 36 astenuti), che lancia un messaggio da non sottovalutare.

Non si tratta di una procedura legislativa, tenuto conto anche delle limitate competenze del Parlamento di Strasburgo (e anche su questi limiti alla democrazia bisognerà riflettere), ma non per questo priva di una valenza politica, rafforzata dall’ampio consenso raggiunto tra gruppi politici di orientamento diverso.

La Risoluzione condanna i referendum farsa nel Donbass, condotti sotto la minaccia delle armi, e chiede all’Unione Europea, a fronte della minaccia nucleare russa, di rafforzare la sua assistenza militare all’autodifesa dell’Ucraina e prosegue chiedendo la creazione di un tribunale internazionale ad hoc, con l’adozione di ulteriori sanzioni alla Russia.

Viene inoltre condannata la mobilitazione militare in Russia e, allargando l’orizzonte ai rischi che minacciano la stabilità del continente, è sollecitato un maggiore sostegno ai Paesi della regione che hanno subito un afflusso di cittadini russi, in particolare Georgia, Kazakistan, Uzbekistan, Armenia e Kirghizistan e ai partner dell’Europa orientale e dei Balcani occidentali. Tutto questo mentre permangono divisioni tra i Paesi UE per l’accoglienza dei russi in casa nostra.

Già l’elenco allargato dei Paesi che potrebbero essere coinvolti dall’aggressione russa racconta dell’ampiezza che sta prendendo il conflitto sul continente europeo e quanto potrebbe incendiare anche il resto del mondo. Rischiamo di non essere lontani dalla considerazione di Woody Allen: “L’umanità si trova oggi ad un bivio: una via conduce alla disperazione, l’altra all’estinzione totale. Speriamo di avere la saggezza di scegliere bene”.

A questo punto viene da chiedersi dove si collochi la Risoluzione del Parlamento europeo. Speriamo  all’imbocco di una terza via: quella che fa affidamento sul rafforzamento delle sanzioni e dell’assistenza militare convenzionale per evitare un conflitto nucleare e trattenere chi, anche in campo occidentale, fosse tentato di accarezzare questa follia.

Su questo versante la politica italiana, in questa confusa transizione verso un nuovo governo, manca di chiarezza. Da una parte la posizione più atlantista che europeista di Fratelli d’Italia, quella filo-europea, relativamente ininfluente, di Forza Italia e quella traballante della Lega, in altre faccende affaccendata.

Ma anche nell’opposizione non mancano contraddizioni e confusione: è il caso in particolare del Movimento Cinque stelle che agita la bandiera di un sospetto pacifismo, dopo essersi rallegrato per il terreno recuperato dall’Ucraina, probabilmente non a mani nude, e senza indicare uno straccio di percorso credibile verso la pace, visti i comportamenti inaccettabili a tutti i livelli della Russia. Non sfugge a nessuno la necessità di guadagnare consenso, muovendosi con disinvoltura e chiedendo alla piazza un rafforzamento di una legittimazione politica alla quale non è certo bastato il risultato elettorale. Debole anche la voce del centro-sinistra, alle prese con una crisi difficile, reduce da “generosi” sostegni al governo Draghi, dove tuttavia aveva mantenuto una posizione coerente e ferma sulla guerra in Ucraina.

A tutte queste forze politiche farebbe bene una lettura attenta della Risoluzione del Parlamento europeo, adottata a Strasburgo anche con un loro largo consenso: dissociarsene a Roma non sarebbe un buon segnale né per l’Ucraina né per i nostri partner occidentali.

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