ONU, un orizzonte di pace e democrazia mondiale

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In questo mondo oggi privo di un governo mondiale democraticamente eletto e nell’attesa – verosimilmente lunga ma non necessariamente infinita – che questo si realizzi, l’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) resta un riferimento importante ed un attore politico mondiale indispensabile e prezioso. E questo non soltanto quando assume iniziative di pace o di intervento umanitario o quando promuove, come avviene in questi giorni a New York, assise importanti su temi cruciali quali il bilancio sui diritti delle donne nel mondo a dieci anni dalla Conferenza di Pechino. L’ONU si è rivelata un punto di riferimento importante anche quando le è stato impedito di operare, come accadde alla vigilia della guerra in Iraq. In quell’occasione, dopo aspri confronti in seno al Consiglio di Sicurezza, USA e Gran Bretagna violarono la legalità   internazionale di cui l’ONU era garante e si avventurarono in una guerra in cui trascinarono alcuni altri Paesi, tra cui anche il nostro nonostante un chiaro rifiuto popolare e il rischio altissimo anche per l’Italia di sacrificarvi vittime innocenti come purtroppo sarebbe tra l’altro avvenuto a Nassirya e ancora la settimana scorsa sulla strada verso l’aeroporto di Baghdad. In quei giorni di tensione e di clamorose menzogne qualcuno disse con una battuta amara ma anche ingenerosa che ONU ormai significava «Organizzazione Non Utile». E invece se è vero che nel 2003 l’ONU non riuscì ad impedire una guerra in violazione alle regole della legalità   internazionale, è perಠanche vero che si deve all’ONU se il mondo ha preso coscienza della gravità   di tale violazione e se l’opinione pubblica ha tratto insegnamento da quell’amara «pedagogia dell’impotenza» a fronte dell’arroganza di una potenza, politica e militare, mal consigliata dalla sua voglia di egemonia e dalla sua ossessione a voler esportare la democrazia con le armi.
Ma domani un’ONU profondamente riformata nel suo assetto istituzionale, nelle sue competenze e nella sua legittimità   democratica potrà   e dovrà   fare molto di più per questo mondo pericolosamente fuori controllo. Perchà© questo avvenga è necessario che l’ONU aggiorni la sua azione e il suo funzionamento alle condizioni del mondo di oggi, profondamente diverso da quello che la vide nascere quasi sessanta anni fa, all’indomani della Seconda guerra mondiale quando le Cinque potenze vincitrici ne assunsero la guida, paralizzandola spesso con il loro potere di veto. Oggi sono sul tavolo proposte di riforma che puntano, seppure ancora con troppa timidezza, ad allargare quella pesante responsabilità   ad altri membri permanenti o semipermanenti che, senza diritto di veto, diano una dimensione più rappresentativa al Consiglio di Sicurezza. Si inserisce in questo confronto il problema della rappresentanza europea: aggiungere a Francia e Gran Bretagna, presenti fin dall’inizio nel Consiglio di Sicurezza, la sola Germania o anche l’Italia o, meglio ancora, l’Unione europea che parli ad una voce sola a nome di tutti? Quest’ultima soluzione che molti in Europa vorrebbero si scontra da una parte con le resistenze dei Paesi forti dell’Ue e dall’altra con i ritardi con cui l’Unione europea cammina verso la sua integrazione politica e con la sua incapacità   a darsi una politica estera comune.
Il dibattito si annuncia difficile mentre l’urgenza di una riforma si fa ogni giorno più evidente. Perchà© nel frattempo questo mondo è privo di un governo democratico: in sua assenza ne approfittano per «governarlo» interessi economici e finanziari che non si fanno certo carico nà© della solidarietà   e della pace tra i popoli nà© della salvaguardia ambientale del pianeta. E nemmeno se ne fanno adeguato carico le Istituzioni economiche e commerciali create nel 1944 dagli accordi di Bretton Woods (Fondo monetario internazionale, Banca Mondiale e Organizzazione mondiale del commercio), nate prima dell’ONU e che operano fuori del suo alveo senza necessariamente condividerne gli obiettivi e i valori. Resta l’ONU il nostro orizzonte di pace e ad essa debbono essere subordinati gli altri attori della politica internazionale: fino a quando questo non avverrà   la pace sarà   precaria e il mondo in pericolo.

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