Nuova legislatura UE: un primo bilancio

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Saranno presto trascorsi nove mesi dal rinnovo dei Vertici dell’Unione Europea, nel luglio del 2019, e sono cento giorni dall’insediamento della nuova Commissione europea, il “governo comunitario” guidato da Ursula von der Leyen. 

Nove mesi sono, per la vita umana, i tempi di una gravidanza; per la vita politica anche qualcosa di più, un periodo che consente di misurare le capacità di una squadra e la sua coesione. Nel caso dell’UE, l’esercizio è particolarmente complesso, almeno quanto l’assetto istituzionale europeo che vede intrecciarsi le competenze e i poteri di almeno tre attori: il Parlamento europeo, la Commissione e il Consiglio dei ministri e dei Capi di Stato e di governo.

Le elezioni del maggio scorso hanno prodotto una maggioranza parlamentare di orientamento nettamente europeista, anche se plurale al proprio interno; la Commissione non ha tradotto in misura proporzionata questo orientamento e il Consiglio, rappresentante dei governi nazionali, è rimasto legittimamente quello preesistente all’esito elettorale della primavera scorsa, maggioritariamente di centrodestra e tradizionalmente orientato a frenare il processo di integrazione europea.

Non stupisce che una squadra politica così contrastata al proprio interno stenti a trovare un’azione comune; semmai stupisce la determinazione di cui fa prova, in queste condizioni politiche, il Parlamento nel sostenere la dinamica dell’integrazione e la Commissione nel tentare di venire fuori dal ruolo marginale in cui era stata confinata nella legislatura precedente. Niente di nuovo invece nell’atteggiamento dei governi nazionali, e non solo di quelli di centrodestra, prigionieri della progressiva paralisi intergovernativa che ha caratterizzato l’UE in questi ultimi anni.

E’ in questo contesto che vanno giudicati i primi “cento giorni” della Commissione europea, già frutto di un parto difficile segnato da un significativo ritardo nel suo insediamento il 1° dicembre scorso. Al “governo” UE va dato atto di un tempestivo dinamismo nell’esercitare il suo ruolo primario di detentrice esclusiva del potere di iniziativa, espresso attraverso una serie di proposte e di spinte in favore di una accelerata ripresa del processo di integrazione europea. 

Prima fra tutte la promessa mantenuta di dare priorità alla lotta all’emergenza climatica, tradotta in un Piano verde – il “Green deal” europeo – con l’ambizione di raggiungere per l’Europa l’obiettivo “zero emissioni” entro il 2050, accelerando sugli obiettivi intermedi già alla scadenza 2030. Per riuscire in questa straordinaria impresa Ursula von der Leyen non ha esitato a scrivere una cifra accanto alle parole del “Piano verde”: mille miliardi di euro da mobilitare entro i prossimi dieci anni. Intento generoso, sostenuto maggioritariamente dal Parlamento europeo, ma accolto senza entusiasmo – ma è un eufemismo – dal Consiglio dei governi nazionali che tengono stretti nelle loro mani i cordoni della borsa, come dimostrato nel recente Consiglio europeo dei Capi di Stato e di governo, contrari ad aumentare la dotazione del bilancio europeo 2021-2027.

Forse avranno più fortuna altre spinte in favore dell’integrazione, come la recente proposta di una strategia per un’Europa digitale, le iniziative 2020 per un rafforzamento dell’Europa sociale e per il rilancio della politica industriale, la ripresa delle dinamiche di allargamento verso i Balcani e altro ancora.

Si tratta di obiettivi ambiziosi e difficili da raggiungere, non solo per le tensioni politiche interne all’UE e per la minaccia in corso del coronavirus, ma anche per le turbolenze che premono dall’esterno, come la prospettiva del duro negoziato per la Brexit e i conflitti che si aggravano nell’area mediterranea, ai confini UE, con la guerra in corso tra Turchia e Siria. Tutte considerazioni che inducono a mantenere in sospeso questo primo bilancio di avvio legislatura UE e ad augurarsi che in tutti prevalga la saggezza.

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Franco Chittolina
presidente di APICE, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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