Non si ferma il massacro ad Aleppo

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Mentre continuavano ad infuriare ormai da giorni i bombardamenti su Aleppo est, lunedì 5 dicembre Russia e Cina, membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU, hanno bloccato, con il loro diritto di veto, una risoluzione che prevedeva una tregua di sette giorni. Un no chiaro e tondo ad una sospensione dei bombardamenti e alla garanzia di tutte le parti di un’immediata cessazione delle ostilità su quella parte orientale della città, occupata quattro anni fa dai ribelli e ormai quasi riconquistata dalle forze del regime di Bachar al Assad, sostenute dalla Russia e dall’Iran.

Nella morsa dei combattimenti, c’è la popolazione di Aleppo, migliaia di civili allo stremo, senza via di scampo e senza accesso ad aiuti umanitari. L’obiettivo della Risoluzione dell’ONU, presentata da Spagna, Egitto e Nuova Zelanda, era solo questo: permettere, con la tregua di sette giorni, di portare soccorso alla popolazione attraverso appositi canali umanitari e consentire l’evacuazione dei feriti. Ad Aleppo est infatti gli ospedali sono stati sistematicamente bombardati con estrema precisione, senza la seppur minima preoccupazione per i civili. Le macerie di Aleppo sono totali, dagli ospedali alle scuole, dalle infrastrutture alle abitazioni e 1,3 milioni di persone, fra cui moltissimi bambini, lasciate senza acqua, cibo e accesso ai medicinali. Si tratta, per tutta la Siria, di una vera e propria catastrofe umanitaria che non trova precedenti dalla fine della seconda guerra mondialeLa Russia, a partire dal 2011, è giunta al suo sesto “no” sulla Siria in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Come quella dello scorso ottobre, la nuova Risoluzione verteva esclusivamente sugli aspetti umanitari e non aveva più nessun riferimento al futuro del Paese o a qualsiasi condanna del regime di Bachar al Assad.

Ma probabilmente la presa totale di Aleppo da parte delle forze governative e russe è troppo vicina al successo per concedere una tregua e, non a caso, il Ministro degli Esteri russo Lavrov giustifica il veto all’ONU con la tenuta di ipotetici negoziati con gli Stati Uniti a Ginevra sul ritiro dalla città dei ribelli. Ritiro che i ribelli continuano a smentire con la ferma decisione di combattere fino all’ultimo e con la richiesta dell’evacuazione da Aleppo delle persone ferite e con urgente bisogno di cure.

Ma perché la battaglia di Aleppo è così importante? Varie sono le ragioni. In primo luogo si tratta della città più importante della Siria, sia da un punto di vista demografico che da un punto di vista economico. E’ infatti considerata la capitale industriale della Siria e la piazza principale per il commercio agricolo. La situazione geografica di Aleppo è inoltre strategica: si situa all’incrocio delle vie stradali e ferroviarie della regione, a equidistanza dall’Eufrate e dalla costa Mediterranea e a soli 45 Km dalla Turchia.

Conquistare Aleppo è quindi di grande importanza sia per il regime di Bachar al Assad e per la sua legittimità, sia per i Russi, che in quella battaglia si giocano tutta la loro credibilità, anche a livello internazionale. Per la Russia è infatti vitale dimostrare il suo ruolo egemone in Siria, per poter dettare il futuro della guerra e il contenuto di eventuali negoziati di pace.

Nel frattempo la guerra continua indisturbata, nel silenzio dell’Europa e nella debolezza degli Stati Uniti. Ci si può solo chiedere dove sono andati a finire il rispetto dei diritti umani e delle Convenzioni Internazionali.

 

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