NATO e UE, andata e ritorno

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Fino a non molto tempo fa si è parlato poco dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e molto di Unione Europea. In questi ultimi giorni, con i venti di guerra che soffiano ai confini dell’Unione Europea, la NATO ha via via guadagnato i titoli principali dei media, dai giornali alle testate radiotelevisive. L’occasione è anche stata offerta dalla riunione NATO tenutasi, al massimo livello politico dei leader occidentali, Obama in testa, in Gran Bretagna la settimana scorsa. Tema dell’incontro avrebbe dovuto essere un bilancio a conclusione dell’intervento della NATO in Afghanistan, ma l’attualità dei conflitti armati in corso ha modificato l’ordine del giorno, portando l’attenzione prioritariamente sulle tensioni sviluppatesi alla frontiera orientale dell’Ucraina e sul nuovo protagonismo politico e militare della Russia di Putin.

In una situazione di conflitti che s’intrecciano, coinvolgendo soggetti internazionali diversi ma che agiscono spesso d’intesa tra loro con strumenti e competenze differenziate, può essere utile precisarne profili e responsabilità specifiche, limitandoci a tre soggetti maggiormente in evidenza come la NATO e l’UE appunto, senza dimenticare l’Organizzazione della Nazioni Unite (ONU).

Dell’ONU e dei suoi appelli in favore della pace siamo tutti a conoscenza: è la missione per la quale è stata creata all’indomani della seconda guerra mondiale. Ha sede a New York e riunisce praticamente tutti i Paesi del mondo, ma dispone di limitati poteri e strumenti sanzionatori: per convincersene basta vedere i comportamenti di Israele di fronte alle risoluzioni ONU e le paralisi nelle decisioni a causa del potere di veto di cui dispongono i cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza, come accaduto regolarmente per Russia e Cina sulla guerra civile in Siria.
Maggiore efficacia ma difficile da maneggiare potrebbe avrebbe la NATO, l’Alleanza militare che riunisce i principali Paesi europei, la Turchia, gli USA e il Canada. Creata nel 1949, con sede a Bruxelles, a contrasto del blocco sovietico e del Patto di Varsavia. Dopo gli anni della guerra fredda, la NATO aveva adottato un atteggiamento dialogante fino a dare vita nel 1994, insieme con la Russia e altri Paesi dell’ex – blocco sovietico, ad un Partenariato per la Pace, istituendo nel 2002 il Consiglio NATO – Russia, dopo che l’UE aveva avviato nel 1997 un Partenariato strategico con la Russia, riconfermato ogni anno dal 2007.

Questa recente evoluzione dialogante della NATO è entrata in grave crisi con il conflitto in corso in Ucraina, dopo aver registrato già tensioni evidenti con i programmi di difesa spaziali degli USA in Europa e, più sotto traccia, con la stessa Unione Europea a seguito degli ampliamenti della NATO, contestuali agli allargamenti a Est dell’UE nel 2004 e 2007, portando la NATO fin sotto ai confini della Russia.
La reazione, pur esagerata ai limiti della provocazione, del neo – zar Putin nella vicenda ucraina si spiega anche per questi intrecci tra NATO e UE, tra un’alleanza militare a forte dominante USA e un’ Unione Europea, priva di una propria politica estera e di difesa, ma dotata di armi commerciali e finanziarie attivate con le recenti sanzioni, d’intesa – per non dire sotto pressione – dell’alleato americano.
Nella riunione della NATO la settimana scorsa in Gran Bretagna poteva riuscire difficile ai non addetti ai lavori capire a che titolo fossero riuniti i leader europei, se come alleati NATO o come un parziale Consiglio europeo UE.
Ne sono una riprova le due principali decisioni prese in quella “riunione ibrida”: la creazione in quanto NATO di una forza di intervento armato rapido ai confini immediati della Russia e l’allestimento, in quanto UE, di un nuovo pacchetto di sanzioni, nel caso Putin proseguisse con il suo sostegno ai ribelli filo – russi dell’Ucraina.
Se una delle qualità di una democrazia, e di quella dell’UE in particolare, dovesse essere la leggibilità e la comprensione del suo agire politico, saremmo qui di fronte a un difficile esercizio, incomprensibile per una larga parte dei cittadini europei.

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Franco Chittolina
Vicepresidente di APICEUROPA, ha lavorato per 25 anni a Bruxelles presso le Istituzioni europee (Consiglio dei ministri prima e Commissione poi), impegnandosi per il dialogo tra le Istituzioni comunitarie e la società civile. Dal 2005 lavora in Italia per portare l’Europa sul territorio piemontese, in particolare nella provincia di Cuneo.

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