MiniBot: mega bluff o prove di “italexit”?

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Sempre più difficile da decifrare la politica italiana. Ne è l’ennesimo esempio la vicenda che tiene banco in questi giorni con la proposta della Lega di ricorrere a dei “minibot” per saldare i debiti della pubblica amministrazione. Potrebbe non stupire più di tanto quando si sa chi sono i fautori della proposta, quel Keynes padano che porta il nome di Borghi, grande semplificatore della finanza pubblica e grande stimolatore di spread, spalleggiato dal subcomandante grillino Di Battista: sapendo da dove viene l’idea, la tentazione è grande di passare ad altro e non perdere tempo a parlarne.

La cosa si fa più seria quando a sostenere la proposta si fanno avanti i due vice-presidenti del Consiglio, per una volta d’accordo, e quando scende in campo a denunciarla come illegale addirittura il Presidente della Banca centrale, Mario Draghi e si dichiarano contrari il presidente Conte e il ministro Tria. Allora meglio fermarsi un momento a cercare di capire, collocando la singolare iniziativa nel quadro delle dinamiche in corso in questi giorni tra Roma e Bruxelles.

La settimana scorsa la Commissione europea ha inviato una “letterina” a Roma per fare presente al governo italiano che gli sforamenti in corso dei vincoli finanziari per eccesso di debito potrebbero autorizzare, in assenza di misure riparatrici, l’avvio di una procedura di infrazione affidata alla decisione del Consiglio dei ministri UE. Negli stessi giorni s’intensificano le trattative tra i governi UE per trovare un accordo sul ricambio dei Vertici delle Istituzioni comunitarie che dovranno guidare l’Unione nei prossimi cinque anni.

E’ probabilmente su questa tela di fondo che si colloca anche la proposta dei minibot: sembra che qualcuno giochi a dar fuoco alle polveri mettendo sul tavolo di gioco comunitario carte false, con l’obiettivo di non rimetterci troppo in una complessa partita destinata a finire male per l’Italia.

Potrebbe essere il caso di un esito pesantemente negativo per il nostro Paese di una procedura di infrazione che ci costerebbe cara, non solo finanziariamente ma anche politicamente, aggravando l’isolamento del governo gialloverde. Isolamento che potrebbe tradursi anche in una distribuzione delle massime responsabilità europee con l’Italia relegata ai margini, come per limitare i rischi di contagio dai virus nazional-populisti appena arginati dal voto di maggio nell’Unione Europea.

Se così fosse, si tratterebbe di un goffo tentativo di bluff, un azzardo tentato con giocatori più esperti di quelli provinciali nostri e che rischia di sommare per l’Italia il danno alla beffa.

La beffa è quella di chi vuole “la moglie ubriaca e la botte piena” e alla fine non ottiene niente o molto poco. Il danno è molto più serio: la genialata dei minibot fa riaffiorare da Roma il messaggio del “Piano B” di uscita dall’euro, un sospetto che certo non fa bene alla già scarsa affidabilità di questo governo. Un messaggio che spiegherebbe il tempestivo intervento di Draghi, l’affannata uscita del ministro dell’economia, Giovanni Tria e, probabilmente, le preoccupazioni discrete del Quirinale.

Diranno i prossimi giorni come evolverà l’intreccio di questi pericolosi giochi con il fuoco: il rischio è che a bruciare siano ancora i risparmi degli italiani con quello che resta della credibilità di un Paese che dell’UE fu fondatore e che oggi sembra esercitarsi ad esserne affondatore. Con il risultato di affondare se stesso e vedere allontanarsi la barca di un’Unione che si appresta a ripartire e a prendere il largo.

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